Ruspe ad Alba Fucens, è polemica

Uno scatto degli scavi in corso
Nuovo caso a sollevare dubbi sulla gestione dei siti storici sul territorio. L’associazione Archeoclub denuncia l’assenza di scavi scientifici preventivi
MASSA D’ALBE. Nuovo caso a sollevare dubbi sulla gestione dei siti storici sul territorio. Sotto la lente dell’associazione Archeoclub sezione Marsica e del presidente Laura Saladino, sono finiti i lavori attualmente in corso nel piazzale antistante la chiesa di San Pietro, ad Alba Fucens, frazione di Massa d’Albe. L’intervento, avviato su iniziativa della direzione regionale Musei Abruzzo, riguarda un’area di elevato interesse storico-archeologico. Secondo quanto denunciato dall’associazione, l’opera rischierebbe di compromettere l’integrità del sito, richiamando l’emblematico precedente di Rosciolo.
«Nel 1997, nella chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, nonostante i lavori fossero stati autorizzati dal competente organo amministrativo, dovemmo agire in sede penale ottenendo prima il sequestro del cantiere e poi la demolizione dei manufatti già realizzati, restituendo così quel sito alla sua naturale bellezza», spiegano dall’associazione. Oggi la polemica si rinnova. Al centro della contestazione, la presunta assenza di figure specializzate nel cantiere. «Per quanto si è potuto rilevare dall’esterno e dal cartello affisso sulla recinzione, non risulta conferito alcun incarico ad archeologi professionisti».
Tale mancanza comporterebbe una serie di rischi per il patrimonio storico e archeologico. In primis, la perdita di dati scientifici. «L’assenza di uno scavo preventivo impedirebbe la raccolta di reperti utili a ricostruire le fasi storiche del sito, dall’epoca romana al Medioevo», commenta Saladino. E poi ci sarebbero i danni alle evidenze sepolte. «L’intervento meccanico senza supervisione specialistica potrebbe danneggiare eventuali strutture murarie o sepolture, la cui presenza è ritenuta probabile in analogia con i ritrovamenti già effettuati in passato dinanzi alla chiesa di Rosciolo».
Per questo l’associazione Archeoclub parla di «occasione irrimediabilmente mancata» per la tutela collettiva del bene pubblico. Il caso si concentra, quindi, sulla mancata applicazione di una metodologia scientifica che, secondo gli esponenti del sodalizio, è l’unico strumento in grado di garantire che l'ammodernamento o la manutenzione dei piazzali non si trasformi in una distruzione silenziosa di stratificazioni storiche non ancora indagate.
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