Salvini, toccata e fuga dal maxischermo

Un’apparizione fugace nel collegamento con piazza Risorgimento per sostenere il candidato del centrodestra Genovesi
AVEZZANO. Toccata e fuga per Matteo Salvini al comizio del candidato sindaco leghista Tiziano Genovesi: il leader del Carroccio, accolto con un caloroso sventolio di bandiere della Lega nel collegamento video con piazza Risorgimento molto disturbato, si è limitato a un “in bocca al lupo” al segretario provinciale del partito in vista del voto del 20 e 21 settembre. «C’è bisogno di sindaci in gamba per il cambiamento», ha affermato Salvini, «conto di tornare a salutare Tiziano da sindaco di Avezzano, magari da presidente del Consiglio dei ministri». Un minuto o poco più senza neanche un graffio potente. Ad arringare il popolo del centrodestra ci hanno pensato Genovesi, il presidente della Regione, Marco Marsilio, e via via i coordinatori regionali, Luigi D’Eramo, Etelwardo Sigismondi, Enrico Di Giuseppantonio e il senatore Gaetano Quagliariello. «Questo è il 90° giorno di campagna elettorale», ha esordito Genovesi, «di una candidatura venuta dal basso, dalle periferie, con un programma condiviso per rilanciare la città. Abbiamo l’opportunità di cambiare, senza i palazzinari, né i poteri forti, per un nuovo domani. Avezzano è in terapia intensiva: chi ci ha preceduto ha generato il disastro. E ora si propongono per cambiare cercando di spacciarsi per il nuovo, oppure proponendo chi non conosce la propria terra perché vive a Roma. Il centrodestra siamo soltanto noi, tutto il resto è sinistra. Qualcuno ha provato a spaccarlo, dopo aver fatto disastri degli ultimi 3 anni (Gabriele De Angelis, ndc): non c’è riuscito».
Genovesi che ha prenotato il governo della città per «i prossimi 10 anni», ha parlato di sicurezza, ospedale, scuole, servizi, rilancio del nucleo industriale spinto verso il settore agroalimentare. «La mia giunta, con sette assessori», ha detto, «lavorerà in raccordo con le consulte: la prima sarà del comitato dei quartieri». A dar manforte al candidato leghista è arrivato il presidente della Regione che ha preso di mira i rappresentanti del governo venuti, nei giorni scorsi, a sostenere Mario Babbo, a partire dalla convenzione per il collegamento dell’interporto per poi tornare sui fondi “sfumati” dell’impianto irriguo.
Marsilio ha puntato il dito contro il sottosegretario, Salvatore Margiotta e il ministro Teresa Bellanova, “colpevoli” di aver provato a ribaltare le colpe sul mancato collegamento dell’interporto alla ferrovia e sui fondi per l’impianto irriguo. «La Regione ha approvato la delibera accollandosi le spese per il raccordo mancante e l’ha girata a Rfi per la firma», ha attaccato, «e abbiamo salvato anche l’impianto irriguo. Bellanova ha mentito. Sono pronto a sfidare il Pd in piazza su Fucino e interporto».
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