Santa Croce-Regione, la guerra dell’acqua

Ispezione per una sospetta manomissione e inchiesta in Procura. Il patron Colella: siamo discriminati
CANISTRO. La saracinesca che controlla l’adduzione dell’acqua minerale dalla sorgente Santa Croce, dalla quale dipende la produzione industriale dell’omonima società a Canistro, sarebbe stata manomessa per mantenerla permanentemente aperta. È quanto sarebbe emerso dall’ispezione compiuta ieri mattina dai carabinieri del Noe, del Nas, della compagnia di Tagliacozzo e dalla dirigente della Regione Abruzzo, Iris Flacco. “Visita” compiuta nello stabilimento per verificare se la società, nonostante il divieto della Regione, continua a prelevare acqua dalla sorgente per l’imbottigliamento e la commercializzazione. Per chiudere la saracinesca, ieri mattina, sono stati chiamati gli idraulici del Comune di Canistro, che però non sono riusciti a ripararla. Subito dopo l’ispezione, i carabinieri e la dirigente della Regione si sono incontrati con il sostituto procuratore, Maurizio Maria Cerrato, negli uffici della Procura di Avezzano. Con ogni probabilità nelle prossime ore al magistrato sarà consegnato un verbale. Sulla scorta del rapporto, Cerrato deciderà le eventuali azioni nei confronti della Santa Croce. La società, attraverso i suoi legali, ha annunciato iniziative giudiziarie nei confronti della Regione Abruzzo. La tesi dell’ingegner Camillo Colella, socio di maggioranza della Santa Croce, che ieri non era presente al sopralluogo, così come assenti sono stati anche i dirigenti della società (nello stabilimento c’erano solo le 75 maestranze), è quella della «discriminazione» da parte della Regione nei confronti della Santa Croce. «Un atteggiamento, questo della Regione nei nostri confronti», dichiara Colella, «che non trova riscontro per altre analoghe situazioni. Tuteleremo i nostri interessi materiali e morali nelle sedi competenti. Il danno che ne verrebbe alla nostra azienda sarebbe enorme soprattutto in un periodo come quello estivo quando la produzione è al massimo. Perché non sono venuti d’inverno a bloccare lo stabilimento? Quali interessi si celano dietro questa operazione?».
Per capire tutta la vicenda, comunque, bisogna dire che al momento è pendente un giudizio amministrativo, per la validità della concessione definitiva alla Santa Croce, che la Regione ha revocato per presunte irregolarità amministrative e fiscali da parte della società di Canistro. Irregolarità che, secondo la società, sarebbero state sanate e comunicate alla Regione. In relazione alla presunta manomissione della saracinesca, inoltre, c’è da aggiungere che ad essa non erano mai stati apposti sigilli di sorta e che al momento della revoca della concessione i funzionari della Regione si erano limitati a fotografare le cifre del contatore relative al consumo di acqua che da quel momento non avrebbero dovuto subire alcuna modifica. «Se manomissione c’è stata», conclude Colella, «sarà la magistratura a stabilirlo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

