Scagionata da calunnia dopo la visione di un filmato

28 Luglio 2014

L’AQUILA. La Corte d’appello ha confermato l’assoluzione di una donna che era stata accusata di calunnia. La decisione, paradossalmente, sembra poggiare su un filmato che era stato portato come prova...

L’AQUILA. La Corte d’appello ha confermato l’assoluzione di una donna che era stata accusata di calunnia. La decisione, paradossalmente, sembra poggiare su un filmato che era stato portato come prova dalla parte avversa.

I fatti sono avvenuti nella zona di Bagno nel 2008. La donna, Manola Sebastiani, avrebbe avuto un alterco con due confinanti e, in seguito alla lite, a suo dire sarebbe stata picchiata al punto da presentare un esposto in tal senso con l’accusa di lesioni che non portò a nulla.

Anzi, la donna venne denunciata e rinviata a giudizio con l’accusa di calunnia in quanto avrebbe denunciato delle persone «pur sapendole innocenti».

Le cose, in giudizio, sono poi andate diversamente nel senso che la donna è stata assolta in primo grado il 19 ottobre del 2012.

Contro l’assoluzione fu fatto ricorso in appello dalla Procura della Repubblica e dalle parti civili.

Nel processo di secondo grado è stato esaminato un filmato che era stato presentato dalle parti lese. Si tratta di una ripresa della lite realizzata, evidentemente, da qualcuno che era presente.

I giudici, però, si sono accorti che il filmato sembrava mancare di qualche fotogramma ed è stato definito «discontinuo» e dunque non decisivo ai fini della definizione della causa. Di lì la seconda assoluzione.

Nel corso del procedimento penale la donna è stata assistita dagli avvocati di fiducia Vittorio Ivo Fatigati e Attilio Cecchini.

(cr.aq.)

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