Scontri dopo la partita L’Aquila-Sambenedettese, in 19 finiscono a processo

14 Gennaio 2026

Citazione diretta a giudizio per i tifosi protagonisti dei disordini in campo al termine della partita disputata allo stadio Gran Sasso d’Italia il 26 gennaio scorso

L’AQUILA. Sono 19 in totale i tifosi aquilani e marchigiani rinviati a giudizio per gli scontri avvenuti sul terreno dello stadio Gran Sasso d’Italia al termine della partita tra L’Aquila e Sambenedettese del 26 gennaio 2025. Dovranno infatti comparire tutti in aula il 6 maggio prossimo per l’udienza predibattimentale. Si tratta di: Fabio Ambrogi, 50 anni, dell’Aquila; Alessio Catelli, 38 anni, L’Aquila; Gianluca Rossini, 53 anni, Roma (attuale ds della società L’Aquila 1927); Emanuele De Michele, 52 anni, L’Aquila; Giulio Moscardelli, 36 anni, L’Aquila; Marco Moscardelli, 36 anni, L’Aquila; Nicholas Ascani, 33 anni, San Benedetto del Tronto; Federico Sciocchetti, 29 anni, San Benedetto del Tronto; Pasquale Santroni, 51 anni, San Benedetto del Tronto; Manuel D’Angelo, 28 anni, San Benedetto del Tronto; Dylan Mascitti, 32 anni, San Benedetto del Tronto; Giorgio Amatucci, 33 anni, Ascoli Piceno; Franco Angelini, 33 anni, San Benedetto del Tronto; Ezio Malavolta, 39 anni, San Benedetto del Tronto; Gian Marco D’Adamo, 36 anni, San Benedetto del Tronto; Matteo Consorti, 47 anni, San Benedetto del Tronto; Matteo Vallesi, 29 anni, San Benedetto del Tronto; Mario Novelli, 29 anni, San Benedetto del Tronto; Gino Pignotti, 30 anni, San Benedetto del Tronto. I fatti sono accaduti al triplice fischio quando una parte della tifoseria ospite venne fatta sfilare in campo così da ricongiungersi al resto del tifo rossoblù, sponda Samb. Una scena che sollecitò l’invasione di campo da parte di una parte della tifoseria locale. Quindi le botte, le cinghiate, e i componenti di entrambe le tifoserie che si affrontarono in campo anche a colpi di aste di bandiere e bandierine dei calci d’angolo. Con qualcuno che venne fermato un attimo prima di guadagnare l’accesso agli spogliatoi, intenzionato a regolare i conti anche con giocatori e membri dello staff. Durante gli scontri si registrò anche lo scoppio di una bomba carta che danneggiò il terreno di gioco. Altri danni interessarono invece i dispositivi a led presenti a bordo campo. Si trattò di una zuffa la cui portata fu tale da costringere poi gli uomini della Digos dell’Aquila, coordinati dal dirigente Roberto Mariani, a scansionare frame dopo frame i tanti video girati da chi si trovava ancora sugli spalti e poi acquisiti dagli inquirenti. Seguì poi una prima ondata di Daspo emessi dal questore, equamente distribuiti. Ora si attende solo la decisione del giudice, l’unico a poter decretare, una volta per tutte, la fine di una partita che dal terreno di gioco si è poi spostata nelle aule di tribunale.

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