Scuola, 200 addetti a pulizie e sicurezza protestano all’Emiciclo

Sono in prevalenza donne che lavorano nelle cooperative Dal 1° gennaio 2020 rischiano di rimanere disoccupate
L’AQUILA. Hanno incrociato le braccia per un giorno e hanno raggiunto l’Emiciclo, sede del consiglio regionale, alla Villa Comunale, per chiedere che venga salvato il proprio posto di lavoro. Sono i circa 200, tra lavoratrici e addetti alle pulizie e alla sorveglianza delle scuole abruzzesi, che rischiano di restare a casa fin dal prossimo gennaio. Donne, in prevalenza, che hanno superato i 40 e i 50 anni e che da oltre venti lavorano con cooperative private. In difesa dei posti di lavoro, ieri, è scesa in piazza la Filcams Cgil Abruzzo e Molise, che ha organizzato la protesta in occasione della seduta del consiglio regionale. Una delegazione di lavoratori e sindacalisti è stata anche ricevuta dalla conferenza dei capigruppo. Seppur, infatti, la vertenza è nazionale, ha dei risvolti molto pesanti per l’Abruzzo soprattutto per le province teramana e aquilana dove il processo di “internalizzazione” dei lavoratori della scuola “ex Lsu” ed “ex appalti storici” (che in questi anni hanno avuto diverse forme contrattuali, dalle chiamate dirette ai rapporti di dipendenza con società e cooperative) vede quasi 200 esuberi. «Si tratta di persone che da più di vent’anni subiscono un’alternanza di forme contrattuali, tra pubblico e privato e che nel 2001, a seguito del processo di esternalizzazione di alcuni servizi dello Stato, sono state assorbite dalle cooperative aggiudicatarie dell’appalto di pulizia delle scuole pubbliche mediante gara Consip», spiega il rappresentante della Cgil, Mauro Pettinaro.
«Con la legge di bilancio 2019 si vuole porre fine a questa anomalia attraverso le proposte contenute in una bozza di decreto interministeriale in esame al Miur che, sostanzialmente, prevede l’internalizzazione dei lavoratori». Una manovra che potrebbe, di fatto, rivelarsi un boomerang, almeno per l’Abruzzo. Nelle ipotesi ministeriali, infatti, il fabbisogno abruzzese è sottostimato di almeno 200 persone rispetto ai numeri attuali: sono 583 le unità al lavoro e solo 392 i posti disponibili. Intanto a molti lavoratori stanno arrivando le lettere di licenziamento. In altre regioni, invece, i posti disponibili dall’1 gennaio 2020 sono superiori al numero dei lavoratori attualmente impegnati.
«Si tratta per esempio del caso del Veneto», continua Pettinaro, «dove in molti saranno assunti». A prendere a cuore la situazione, la capogruppo del Movimento 5 Stelle, Sara Marcozzi, che chiede un «ricalcolo e un riconteggio del fabbisogno dei lavoratori» e «dati certi da parte delle cooperative che li hanno assunti», oltre a «un ulteriore incontro con il governo per risolvere la questione».
A tal proposito è stato preparato anche un documento politico da parte degli stessi capigruppo, in cui si chiedono misure certe per evitare gravi disagi alle scuole abruzzesi. I lavoratori chiedono che vengano spostate le risorse stanziate nelle regioni dove c’è una sottostima e che si pensi almeno ad uno scivolo per il pensionamento. Il rischio è che molte famiglie restino senza reddito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

