Scuole da ricostruire torna la protesta sui cantieri al palo

5 Gennaio 2021

A pochi giorni dall’inaugurazione della “Mariele Ventre” riesplode la polemica sulla mancata riedificazione delle sedi

L’AQUILA. A pochi giorni dall’ingresso di circa 400 bambini (18 classi) nel modernissimo edificio, appena riconsegnato, della scuola primaria Mariele Ventre, a Pettino, torna a esplodere la polemica sulla mancata ricostruzione di gran parte delle scuole danneggiate dal terremoto. Moltissimi, infatti, gli istituti di elementari, medie e superiori ancora ospitati nei Musp (moduli a uso scolastico provvisorio) realizzati per rispondere all’emergenza nel 2009. A settembre di quell’anno, infatti, sono stati allestiti 36 Musp che avrebbero dovuto avere una durata temporanea, circa 4/5 anni secondo le stesse ditte che li consegnarono, ma che di fatto sono ancora tutti in uso. Se è vero, infatti, che qualche scuola in muratura è stata ricostruita, come quelle private della Dottrina Cristiana e delle Micarelli, a cui si aggiunge la Mariele Ventre, è anche vero che i moduli liberati sono stati semplicemente “riciclati” per essere riutilizzati da altre scuole. È l’ormai noto caso del Liceo Cotugno, distribuito su quattro Musp e un edificio in muratura. Intere generazioni di bambini e ragazzi aquilani, insomma, non sanno cosa voglia dire andare a scuola in un edificio “tradizionale”.
Chi ha cominciato gli studi nel 2009 rischia di essere destinato a frequentare interi cicli (elementari, medie e superiori) nel modulo provvisorio. A tornare sulla questione è il rappresentante del Comitato Scuole sicure, Massimo Prosperococco, che dalle pagine di Facebook tuona: «Dopo 11 anni e 8 mesi dal sisma questa è la prima scuola, sì è la prima scuola, che viene ricostruita all’Aquila dopo il sisma. Metà della popolazione studentesca è ancora nei Musp e le scuole sono ancora lontane dall’essere riaperte. Dove sono la De Amicis, la Carducci, il Cotugno, la scuola di Sassa, la Mazzini e tante tante altre delle quali si fa fatica a ricordare i nomi? A parte alcune piccole scuole nelle quali qualcosa, molto poco, si sta facendo, le altre dove sono?». Una situazione “vergognosa”, secondo Prosperococco, che continua: «Non esistono altre parole per indicare un immobilismo, una mancanza di programmazione, l’incapacità, l’assenza completa di una visione di futuro e di sviluppo della città in cui le scuole siano un elemento fondamentale nello sviluppo sociale e urbanistico. Abbiamo bisogno che si torni a discutere, tornino a discutere i cittadini del loro futuro. La politica cittadina è distratta e la città è ferma, è immobile senza una visione che guardi oltre il proprio naso e le scuole ne sono il simbolo più evidente». (cr.aq)