l’aquila

Sempre meno pioggia e neve. E in Abruzzo è già rischio siccità

19 Marzo 2026

Il 2025 è stato un altro anno nero e le precipitazioni del 2026 non bastano a invertire la rotta

 L’AQUILA.

In Abruzzo piove sempre meno. Nel 2025 sono caduti appena 774 millimetri di pioggia, il 15% in meno rispetto alla media storica. Le precipitazioni nevose sono diminuite del 72%, con punte del 99% in alcuni periodi.

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La temperatura media, l’anno scorso, è aumentata di un grado ed è già allarme siccità anche per il 2026. Il Rapporto Aubac “Dati climatici e risorse idriche 2025”, presentato dall’Autorità di bacino Appennino centrale che abbraccia sette regioni – Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Molise ed Emilia-Romagna – indica la nostra regione come «il territorio con il deficit pluviometrico più marcato». Quella in cui, lo scorso anno, ha piovuto di meno.

L’anomalia termica è stata la più bassa (+1°C), il che ha permesso nevicate significative nel mese di febbraio e dicembre 2025. Ma la mancanza di precipitazioni nevose in tutto il resto dell’anno, complessivamente, delineano un quadro gravissimo: -72% rispetto alla media. I mesi più secchi e di maggiore siccità, lo scorso anno, sono stati gennaio, giugno e ottobre. In compenso, luglio e agosto hanno portato precipitazioni superiori alla media, con l’evento estremo del 24 agosto quando, a Cepagatti, in provincia di Pescara, sono caduti 176,2 millimetri di pioggia in un’ora sola.

Analizzando l’andamento delle precipitazioni dal 2020 ad oggi, l’Abruzzo porta sempre il segno negativo, tranne nel 2023, quando si è registrato un +1,5%. Nel 2020 si è avuto un -11,7% di precipitazioni, nel 2021 -3,3%, nel 2022 -21,6%. Piogge scarse anche nel 2024 con un -20,8% di precipitazioni e -15% nel 2025. In media, nell’ultimo quinquennio, le precipitazioni in Abruzzo sono diminuite dell’11,8% contro una media del distretto Appennino centrale pari al -9,8%. Non solo. Piogge rare, poi violente: esattamente il regime che non permette ricarica delle falde. Ed è proprio Pescara la provincia con il deficit più marcato, in riferimento all’indicatore del bilancio idrico cumulato a lungo termine: -2,94 ad ottobre scorso; -2,89 a novembre; -3,03 a dicembre e -3,14 a gennaio 2026 con una tendenza in peggioramento, come anche la provincia di Teramo – seconda nel distretto Appennino centrale – con un indice di -2,55 ad ottobre; -2,48 a novembre; -2,61 a dicembre e -2,75 a gennaio di quest’anno.

Per quanto riguarda la situazione idrogeologica, secondo il Rapporto dell’Autorità di bacino, «l’infiltrazione, in Abruzzo, si è attestata a 302 millimetri contro una media storica di 463 mm: -35%. I bacini di Saline-Tavo-Fino (-56%) e Vomano (-49%) sono i più deficitari del distretto. L’invaso di Penne ha registrato un riempimento medio del 42%,il secondo dato più basso tra tutti gli invasi monitorati. I corsi d’acqua adriatici mostrano portate ridotte nei mesi estivi. Il fiume Tordino a Teramo ha registrato portate massime in forte calo (-62,5% rispetto alla media del quinquennio precedente), mentre il fiume Pescara, a Maraone, zona Cepagatti, ha mantenuto portate nella media grazie alle piogge estive».

La vera emergenza, nel 2025, è stata la siccità: «L’Abruzzo», si legge nella relazione, «è la regione più colpita del distretto, con 149 comuni interessati da misure emergenziali legate alla mancanza d'acqua. Il sub-ambito Chietino ha registrato severità alta nei mesi invernali, il livello più critico dell'intero distretto; i sub-ambiti Marsicano e Chietino non sono mai scesi sotto la severità media per tutto l’anno: l’estate ha portato un lieve miglioramento grazie alle piogge di luglio-agosto, ma la situazione di fondo è rimasta critica. I sub-ambiti Aquilano, Pescarese e Teramano hanno mostrato, invece, una condizione più stabile, con severità media nei mesi critici e miglioramento nella seconda parte dell’anno. Infine, il sub-ambito Peligno-Alto Sangro ha alternato fasi di media e bassa severità». Per quanto riguarda le piogge, il mese più critico è stato dicembre scorso, con appena 30 millimetri di pioggia (-69%). Gennaio ha portato un recupero significativo (+97%) con accumuli nevosi importanti (32 centimetri, i più alti del distretto) grazie alle temperature ancora basse (+0,6°C). Febbraio ha confermato precipitazioni sopra la norma (+44%), ma con un caldo anomalo (+2,7°C) che ha limitato l’accumulo nivale a 13 centimetri, ancora -20 centimetri rispetto alla media. Il quadro idrogeologico interno alla regione è fortemente differenziato per sub-ambito: nella zona della Valle Peligna-Alto Sangro persiste la criticità più significativa di tutto il distretto. «La sorgente del Gizio ha ancora portata nulla al 13 marzo scorso». rileva l’Autorità di bacino, «il campo pozzi è alla massima potenzialità e il trend è in peggioramento. Nel sub-ambito chietino il campo pozzi è attivo alla massima potenzialità, con un monitoraggio in corso sulla sorgente Verde, mentre i sub-ambiti Aquilano, Marsicano, Pescarese e Teramano sono in severità bassa con trend di miglioramento, ma le sorgenti più profonde mostrano risposte lente che richiedono un'ulteriore verifica nelle prossime settimane. Le piogge del 2026 hanno aiutato le falde superficiali, ma non le sorgenti profonde».