«Serve una moneta complementare»

14 Maggio 2017

La proposta dell’economista Sylos Labini al convegno Italexit: potrebbe aiutare il bilancio comunale

L’AQUILA. «Una moneta complementare per L’Aquila, attraverso titoli che diano diritto a pagare meno tasse comunali per 40 milioni di euro, garantiscano controvalore monetario e possano funzionare come mezzo di pagamento erogato da enti e imprese per gli stipendi e dai cittadini che lo ricevono per i consumi, prima di essere scontato a 2 anni dall’emissione». Questa la proposta dell’esperto di economia Stefano Sylos Labini illustrata ieri in città nel corso del convegno “Italexit” organizzato dal quotidiano digitale AbruzzoWeb.it a palazzo Fibbioni per spiegare dinamiche e possibili conseguenze dell’uscita dell’Italia dal sistema Euro. Sylos Labini ha fatto notare che «uscire dall’Euro si può, ma nel frattempo non possiamo stare fermi perché prima di svolgere un referendum ci vorrebbero 3 anni oppure il tempo e le difficoltà di trovare una maggioranza parlamentare molto ampia». Di qui la proposta di Certificati di credito fiscale (Ccf) da usare al posto dell’euro attraverso una grande concertazione tra sistema produttivo, istituzioni e cittadini anche perché, ha evidenziato l’esperto, «la moneta è tale quando qualcuno è disposto ad accettarla». Per il funzionamento dell’esperimento «è fondamentale che le imprese accettino pagamenti con questi titoli, perché potranno pagare meno tasse. In questo modo si creerebbe una moneta parallela», ha proseguito Sylos Labini, «si può applicare anche in singoli Comuni, ho studiato il bilancio del Comune dell'Aquila e una parte dei titoli si potrebbe agganciare alle tasse comunali e diventare mezzo di pagamento per 40 milioni». A spiegare le possibili conseguenze buone e cattive dell’uscita dall’Euro è stato Lorenzo Esposito, funzionario della Banca d’Italia addetto alla vigilanza bancaria e finanziaria. «L’euro è un tassello all’interno di un mosaico di politiche economiche che assieme hanno condotto alla difficile situazione di oggi: uscirne vuol dire cambiare politica economica che, nel medio termine, potrebbe garantire una crescita molto più rapida e armonica, in grado di superare i problemi che comunque saranno inevitabili». «In Italia se si mettono assieme tutti i partiti che hanno criticato fortemente l’Unione europea e l’euro arriviamo a una maggioranza di più del 50% delle intenzioni di voto», ha evidenziato l’europarlamentare Marco Zanni, europarlamentare, indipendente nel gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà (Enl).