Settanta famiglie “sfrattate” dalle macerie

3 Ottobre 2017

Sono gli inquilini che abitano negli appartamenti a ridosso dell’area della Casa dello studente

L’AQUILA. La Casa dello studente è stata buttata giù in pochi giorni a cavallo tra luglio e agosto dalla ditta di demolizioni Rad Service, ma le circa 70 famiglie proprietarie delle tre palazzine ricostruite con i fondi pubblici del sisma a ridosso di quello che è stato il più triste simbolo del terremoto del 2009, ancora non possono rientrare. Anzi, per la precisione, alcuni sono rientrati e subito hanno dovuto abbandonare di nuovo le loro case tornando in regine di assistenza post-sisma, come un gambero che fa un passo avanti e due indietro. Prima non potevano prendere possesso dei loro appartamenti perché la Casa dello studente, pericolante, incombeva sulle palazzine; oggi non possono tornare perché l’unica via d’accesso (via Sant’Apollonia) è ancora interdetta, causa diversificazione e rimozione delle macerie dell’ex palazzo universitario. Edifici pronti ad accogliere 200 persone che restano disabitati. Uno schiaffo all’urgenza di fare rinascere la città strappando i suoi abitanti all’estenuante precarietà della vita post-sisma. Succede che, dopo la demolizione del palazzo (che da gennaio è passato dalla proprietà dell’Adsu a quella del Comune) i mezzi della Rad Service sono ancora a lavoro. A sollevare la questione in campagna elettorale era stato l’allora esponente della circoscrizione “L’Aquila centro”, Luca Rocci, oggi consigliere comunale di L’Aquila Futura. Problema nient’affatto risolto, come spiega l’amministratore di condominio di uno dei tre palazzi, Mauro Basile. Una ricostruzione a due facce, come spesso accade: da un lato quella privata che procede secondo i tempi previsti dalle norme, dall’altra la gestione pubblica che ha tempi pachidermici. «Dal 24 luglio via Sant’Apollonia è chiusa con un’ordinanza del Comune», spiega Basile, «e le famiglie sono ancora fuori casa perché questo quartiere è tornato a essere zona rossa». In sostanza, si è portata avanti la ricostruzione privata più velocemente di quanto le istituzioni pubbliche si siano preoccupate di mettere in sicurezza il cantiere della Casa dello studente (a lungo sotto sequestro per le indagini sulle responsabilità del crollo). «Si doveva cominciare prima», spiega Basile, «tenendo conto che intanto i cantieri dei palazzi stavano procedendo». Insomma, le due anime della ricostruzione privata da un lato e pubblica dall’altra, proprio non comunicano.
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