Sfollati da 11 anni, la casa è una chimera 

Tra vecchi e nuovi residenti, ecco come cambiano volto gli edifici antisismici. Ma gli alloggi vuoti sono a rischio criminalità

L’AQUILA. “Musica e il resto scompare. Musica e il resto scompare”. Montati per richiamare l’attenzione, gli altoparlanti esterni del chioschetto mobile di latticini e altri generi alimentari, riproducono la canzone che Elettra Lamborghini ha portato a Sanremo. Bastano due o tre rime a rimpiangere il vecchio e caro “Donne, è arrivato l’arrotino”. Ma l’annuncio funziona, evidentemente, e il negozietto ambulante, fermo ogni martedì tra via Mauro De Mauro e via Carlo Casalegno si riempie di gente. E questa è già una notizia, se si considera il progressivo svuotamento delle aree del Progetto Case. Però Paganica 2 tiene botta, se non altro per il fatto di trovarsi al centro del nucleo sociale e produttivo della frazione più popolosa.
LE VOCI DEI RESIDENTI. «Le cose sono cambiate negli ultimi tempi», spiega Andrea Aleandri, 21enne che vive nella zona. «In ogni caso, la vita nei nuovi quartieri di Paganica resiste, molte famiglie abitano ancora qui». Prima del sisma, con la sua famiglia risiedeva nella zona della Stazione. Questo quartiere ospita ben 25 palazzine, per un totale di 590 appartamenti capaci potenzialmente di accogliere quasi 2mila persone. A queste, vanno aggiunte le quattro palazzine del piccolo complesso di Paganica 1 che ha ospitato gran parte delle persone che, anche prima del terremoto, vivevano nella frazione. Il complesso di Paganica Sud, inoltre, è stato realizzato a ridosso di Tempera. I vari complessi, così come quello di Bazzano, sono collegati da un insieme di sentieri pedonali e carrabili. Tra queste anche via Ponte delle Tre, strada stesso invasa da erba e rifiuti. Le segnalazioni di chi abita e lavora nella zona sono diverse, anche relativi a situazioni di traffico di droga, prostituzione e criminalità, specie in alcuni appartamenti ora non abitati. Però questo costituisce un’eccezione. La vita in complessi come il Progetto Case di Paganica 2 apre a scenari di vita quotidiana in cui trovano spazio famiglie, studenti, lavoratori e comitive di amici. Per strada si vedono gruppi di adolescenti di quelli che vedresti nelle fiction, tra zaini, cuffie bluetooth e felpa col cappuccio.
CORSI DI ITALIANO. Grande è la comunità di stranieri, qualcuno arrivato negli ultimi anni. Molti quelli insediati sin dagli anni Novanta, quando la questione migratoria riguardava, più che altro, i Balcani e i Paesi dell’Europa dell’Est. Proprio in virtù della presenza di tanti stranieri, anche impegnati nelle varie imprese edili della zona, è stato istituito da alcuni mesi il corso di italiano “L2” per stranieri, promosso nella direzione didattica “Galilei” di Paganica in collaborazione con il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti dell’Aquila (Cpia). Un buon esempio di progettualità volto a favorire un’integrazione vera e non di facciata, una buona pratica che avrà una ricaduta positiva anche sul percorso didattico dei figli, molti dei quali frequentano la scuola dell’Infanzia e Primaria della direzione didattica.
LE TRADIZIONI. Paganica è anche il borgo dei riti e delle tradizioni come la Corsa del Cappello, il palio paganichese che consiste in una sfida podistica prima tra i quattro rioni (Colle, Piazza, Pietralata e Sant’Antonio) e poi tra le frazioni e i paesi vicini. Un appuntamento estivo tra sport, cultura, arte, iniziative sociali ed enogastronomia. Abbiamo chiesto proprio al presidente della Fenice, l’associazione che organizza, Luca Centofanti, un parere sulle “new town”: «Le piastre e le palazzine sono state senza dubbio utilissime nei primi anni dell’emergenza post-sisma», valuta il giovane da sempre legato a Paganica. «Ma ora, a distanza di oltre dieci anni dal terremoto, hanno perso la funzione originaria e rischiano anche di essere un deterrente per il rilancio della nostra economia legata allo sviluppo edilizio. Io credo che debbano essere progressivamente abbattute, solo così si può puntare sull’economia del mattone a beneficio delle imprese locali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA