L’AQUILA
Cervi sempre più numerosi, sempre più vicini ai centri abitati, sempre più pericolosi. Nella Valle Peligna e nell’area marsicana l’allarme dei sindaci torna a farsi pressante: incidenti stradali anche due a settimana nei mesi più critici, uliveti devastati, campi razziati. A distanza di due anni, i primi cittadini rilanciano una richiesta precisa — e divisiva — alla Regione: avviare subito il prelievo selettivo per contenere una popolazione ormai fuori controllo. Un appello che riapre lo scontro con il mondo ambientalista e con chi si oppone agli abbattimenti, mentre sui territori cresce la preoccupazione per una convivenza sempre più difficile. «Distruggono le piante di ulivo, spezzano i rami, soprattutto nella parte bassa», racconta Carmine Presutti, sindaco di Vittorito, parlando a nome anche dei comuni di Bugnara e Introdacqua. «Gli agricoltori sono costretti ad alzare le potature per salvare le piante più giovani. In inverno i cervi scendono a valle perché trovano più nutrimento e si concentrano proprio nelle zone coltivate». Il fenomeno, spiega, non riguarda solo gli uliveti. «Sul Piano delle Cinque Miglia è un disastro: centinaia di capi mangiano erba medica e foraggi destinati agli animali. I pastori non riescono più a fare scorte sufficienti». Una pressione crescente che si traduce anche in un aumento degli incidenti. «La zona più colpita è tra Rocca Pia e Roccaraso: lì si concentra la maggior parte degli scontri con le auto».
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BASTA RINVIARE
Per Presutti la soluzione non può più essere rinviata: «Non dobbiamo aspettare che succeda quello che è accaduto con i cinghiali, intervenendo quando ormai i danni sono fuori controllo. Serve subito un minimo di abbattimento selettivo. La sovrappopolazione è evidente». Anche perché, sottolinea, la regolazione naturale non basta: «I lupi sono pochi e si concentrano su altre prede. I cervi continuano ad aumentare». Un riferimento, neanche troppo velato, anche al ruolo degli enti e alle divisioni sul tema: «I censimenti e i piani esistono, l’Istituto superiore stabilisce i numeri. Ma se c’è chi continua a opporsi a ogni intervento, diventa difficile andare avanti». Dalla Marsica, il sindaco di Collelongo Rosanna Salucci descrive uno scenario analogo. «Ormai i cervi sono stabilmente a valle. Si vedono anche in periferia, senza nemmeno uscire dal paese. Ci sono branchi anche di venti esemplari». Una presenza costante che nei mesi invernali diventa emergenza: «Tra novembre e gennaio abbiamo avuto incidenti praticamente ogni settimana. Per fortuna senza conseguenze gravi per le persone, ma con auto distrutte». Il problema, spiega, è legato agli spostamenti degli animali in cerca di cibo e acqua: «Attraversano le strade provinciali per passare da una valle all’altra e lì avvengono gli incidenti». Tra le possibili soluzioni si è discusso anche di corridoi faunistici: «Percorsi studiati per indirizzare gli attraversamenti in punti più sicuri. Ma sono interventi lunghi, che richiedono progettazione e troppo risorse».
EMERGENZA CRONICA
Nel frattempo, però, l’emergenza resta. «I numeri sono in crescita: rispetto al 2021 si parla di un aumento del 50% tra danni e incidenti», osserva Salucci. «Per questo anche l’abbattimento selettivo è tornato sul tavolo. Se ne è parlato e può essere una soluzione, ma va sostenuta meglio rispetto al passato». Un’ammissione, la sua, anche rispetto a quanto accaduto due anni fa: «Quando la Regione aveva provato ad andare avanti, non siamo riusciti a fare squadra. Abbiamo lasciato spazio solo alle posizioni contrarie». Oggi, però, il quadro è cambiato: «Si può e si deve riprovare. Finora è andata bene perché non ci sono stati incidenti mortali, ma i danni sono enormi e non sempre vengono rimborsati». E mentre si discute di limiti di velocità, segnaletica e prevenzione, i sindaci tornano a chiedere un intervento strutturale. Perché, avvertono, senza misure immediate il rischio è che quella dei cervi diventi un’emergenza cronica, sempre più difficile da gestire.
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