Si è spento l’architetto Carbonara l’uomo che ricostruì Collemaggio

3 Febbraio 2023

Portò avanti con Letta e l’assessore Placidi il progetto per il recupero della basilica di Celestino V Aveva 80 anni. Ha seguito in città anche i lavori di restauro dei più importanti palazzi storici privati

L’AQUILA. Si è spento l’artefice della ricostruzione di Collemaggio. L’uomo che, insieme all’ex sottosegretario del Consiglio dei ministri, Gianni Letta, e all’ex assessore comunale alla ricostruzione dei Beni culturali, Vladimiro Placidi, portò avanti il progetto per restituire alla città la culla della Perdonanza celestiniana: quella basilica sventrata e parzialmente distrutta la notte del 6 aprile 2009. Giovanni Carbonara, 80 anni, architetto di fama internazionale, tra i massimi teorici del restauro architettonico dei monumenti, è venuto a mancare il primo febbraio, a Roma, per le complicanze dovute al Covid. Non solo Collemaggio. Nel post sisma l’architetto Carbonara ha seguito la progettazione dei più importanti palazzi storici aquilani di proprietà privata.
CHI ERA
Un curriculum di assoluto spessore. Ricordato anche dall’Ordine degli architetti di Roma e dalla Casa dell’architettura, Carbonara, figlio d’arte, si è laureato nel 1967. È stato direttore della Scuola di specializzazione in restauro dei monumenti. Ha inoltre tenuto lezioni all’Istituto centrale del restauro, all’International centre for the study of the preservation and restoration of cultural property e alla Scuola archeologica italiana di Atene. Dal 1969 al 1980 ha collaborato come assistente alla cattedra di Storia dell’architettura di Renato Bonelli all’Università La Sapienza. Professore incaricato di storia dell’architettura e, in seguito, di restauro dei monumenti, prima all’Università di Pescara e poi a Roma, dal 1980 è diventato professore ordinario di Restauro dei monumenti a Roma.
RESTAURO SCIENTIFICO
«S’intende per restauro qualsiasi intervento volto a conservare e a trasmettere al futuro, facilitandone la lettura e senza cancellarne le tracce del passaggio del tempo, le opere di interesse storico, artistico e ambientale: si fonda sul rispetto della sostanza antica, più precisamente, come ipotesi critica e proposizione sempre modificabile, senza che per essa si alteri irreversibilmente l’originale», il pensiero di Carbonara. Una teoria che si basa sul restauro critico-conservativo. «Era unanimemente riconosciuto in Italia tra i massimi teorici del restauro dei monumenti», afferma Placidi. Fu proprio l’ex assessore comunale a volerlo all’Aquila nel team per il restauro della basilica di Collemaggio. Da quel momento, il legame con la città non si spezzò mai. «Lo conoscevo da tempo per lavoro», aggiunge Placidi, che è architetto, «nel 2012, insieme all’Eni che finanziò l’intervento e con il supporto dell’onorevole Gianni Letta, decidemmo di non affidare all'esterno la progettazione dell’opera, che fu lasciata al Politecnico di Milano, all’Università dell’Aquila e alla maestria di Carbonara». L’UOMO DELLA RICOSTRUZIONE
«All’Aquila, dopo il terremoto, ha lavorato su tanti palazzi storici, ma può ben essere identificato come l’uomo della rinascita di Collemaggio», evidenzia l'ex assessore Placidi, «il Comune mi aveva delegato al restauro della basilica di Celestino V e Carbonara fu la chiave giusta di una ricostruzione che presentava tante problematiche: è stato in grado di operare una sintesi perfetta tra le trasformazioni architettoniche che Collemaggio ha subìto nel tempo». «Lo chiamavano il Cardinale», dice Placidi, «una persona umile, splendida, rispettosa degli altri e degli allievi. Il tono pacato, mai supponente. Con lui abbiamo partecipato a numerose riunioni al ministero dei Beni culturali: di fronte alle difficoltà, smussava sempre gli angoli».
Carbonara lascia la moglie e due figlie. I funerali si svolgeranno oggi, alle 11.30, nella chiesa di Santa Chiara, a Roma.
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