Simboli fascisti, l’Anpi insorge contro Biondi
La bocciatura in consiglio comunale della presa di distanza scatena la reazione degli ex partigiani
L’AQUILA. Il consiglio comunale ha bocciato un ordine del giorno presentato dal consigliere Giustino Masciocco (Articolo1-Mdp) che invita l’assise civica «a prendere le distanze da qualsiasi simbologia che rinneghi le radici antifasciste del Paese e della città dell’Aquila, in riferimento all’uso, in una chat tra il sindaco e i consiglieri di maggioranza, della bandiera col fascio littorio della Repubblica di Salò». Il caso fu sollevato in un articolo del Centro.
Nel documento si sottolinea la necessità di «riconoscersi nei valori democratici e fondanti della nostra Costituzione, considerato che, nell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo, il sindaco, Pierluigi Biondi, non ha ritenuto di dover prendere parte alle celebrazioni del 25 aprile».
Sull’argomento interviene l’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani, dell’Aquila. «La proposta è stata definita propagandistica e claudicante», commenta l’Anpi. «Irridere i valori vitali del nostro Paese come la libertà, la pace, l’antifascismo e i diritti democratici conquistati dalla Resistenza, è quanto di più meschino si possa fare, soprattutto se a farlo sono persone che ricoprono un ruolo istituzionale. E ancora più assurdo è confondere le idee mischiando le origini angioine della città con il ventennio mussoliniano: con l’epoca normanna eravamo una delle più ricche città del Centro-Sud Italia». Secondo l’Associazione partigiani, «quando invece L’Aquila è stata fascista, l’Italia era serva dei nazisti, pativa la fame e mandava i ragazzi a morire sul fronte. Bel modo di paragonare i periodi storici della nostra città».
«Il 25 aprile non è una data di parte. Ma è il giorno in cui nasce l’Italia libera dall’oppressione, dalla fame e dalla guerra in cui i nazi-fascisti l’avevano precipitata. E dunque va onorata e rispettata da tutti. L’atteggiamento avuto in consiglio comunale da alcuni esponenti della maggioranza, è di una gravità estrema. E queste posizioni aberranti – che nella loro ipocrisia si dimostrano ostili verso i più poveri e non certo verso i ricchi e i potenti – si sono poi affermate grazie alla sottovalutazione, alla tolleranza e all’indifferenza della “maggioranza silenziosa” delle persone. Per questo», conclude l’Anpi, «bisogna reagire, sempre e comunque. E lo chiediamo anche ai moderati del centrodestra».

