Sindaci e piani di emergenza «Senza fondi né personale»

L’AQUILA. I piani di emergenza da aggiornare stanno togliendo il sonno ai sindaci dell’Aquilano. La notizia pubblicata sul Centro dei 220 comuni inadempienti è stata tra gli argomenti di discussione...
L’AQUILA. I piani di emergenza da aggiornare stanno togliendo il sonno ai sindaci dell’Aquilano. La notizia pubblicata sul Centro dei 220 comuni inadempienti è stata tra gli argomenti di discussione dell’assemblea convocata dalla Provincia a Palazzo Silone.
Il sindaco di Navelli Paolo Federico ha avviato un accertamento interno parlando con i suoi funzionari comunali e poi con un altro funzionario della Regione. «Mi ritrovo Navelli nell’elenco dei Comuni inadempienti riguardo ai piani di sicurezza», ha commentato, «e invece il Comune ha prodotto e spedito tutto alla Regione lo scorso anno».
La stragrande maggioranza dei Comuni abruzzesi non ha più rinnovato i vecchi piani di emergenza, come denunciato dal Movimento 5 Stelle.
A Navelli la ricostruzione per riparare i danni del sisma del 2009 è attualmente in corso. «In realtà», spiega ancora il sindaco Federico, «ci viene chiesto di aggiornare le normative di riferimento e fare alcune modifiche alla cartografia».
«Voi di Navelli siete fortunati», è stato invece il commento di Domenico Di Cesare, sindaco di Carapelle Calvisio, piccolo Comune alle falde del Gran Sasso colpito duramente dal sisma del 2009 e ricostruito per metà, con i lavori post-sisma che sono iniziati da alcuni mesi anche nella parte bassa del paese.
«Io», sostiene Di Cesare, «nel Comune non ho personale, non ho soldi per poter fare affidamenti esterni, abbiamo un residuo di bilancio che non possiamo toccare». A Carapelle vive una trentina di famiglie in tutto, che abitano nella parte alta, quella ricostruita, e nei Map costruiti sulla collina di fronte all’antico borgo, uno dei piccoli gioielli dell’Abruzzo interno che prima il terremoto e poi i tagli rischiano di mettere in ginocchio. «I piani li abbiamo prodotti nel 2010», spiega Di Cesare. «Coi tagli al bilancio che abbiamo avuto non possiamo più permetterci neanche il pulmino scolastico». (r.p.)
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