Solo 25 abitanti, la bellezza di starci senza paura

Chavi alle porte e vicoli stretti a prova di balordi Gli anziani: «Qui è un paradiso e stiamo tranquilli»
CASTELLAFIUME. Scordatevi il suono dei clacson, le auto in fila o lo struscio sui marciapiedi. Qui si sente solo il cinguettio degli uccelli, le stradine sono piene di gatti che corrono da destra a sinistra e di tanto in tanto si incontra qualche passante di ritorno dalla bottega. Pagliara, frazione di Castellafiume, ha 25 residenti con un’età media di 75 anni. La maggior parte di loro si è trasferita a Roma negli anni Sessanta ed è tornata al paese di origine dopo la pensione. Qui si vive ancora con la chiave attaccata alla porta dalla mattina alla sera. Non ci sono telecamere e poche abitazioni hanno il portone blindato. Si tutelano dai ladri dando qualche mandata ai vecchi portoni e recitando qualche preghiera in più prima di andare a dormire. Il paese ha due entrate, ma in macchina è difficile muoversi. I piccoli viali sono molto stretti e le tabelle affisse dal Comune di Castellafiume consigliano di avventurarsi a piedi nel borgo.
Rosa Meco, 84 anni, vive da sola al centro del paese. Da qualche settimana ha perso il padre, Riziero Meco, di 107 anni. La sua abitazione è circondata da un cancello basso e sul portone c’è la chiave che i vicini possono girare per farle visita. «Sto tranquilla», racconta l’anziana, «di furti non è che se ne sentono tanti, anche perché qui non c’è nessuno, cosa dovrebbero rubare? Trascorro la giornata in casa, vedo la tv, parlo con qualche vicina e se ho bisogno di qualcosa ci sono i nipoti e la bottega dove trovi tutto. Portano anche i giornali e le medicine, ma glieli devi ordinare».
Il fulcro della vita è la bottega che si trova al centro del paese dove tutti vanno più volte al giorno non solo per comprare un pacco di pasta, ma anche per scambiare una parola. «Sono 20 anni che vivo qui», precisa Carlo Michetti, 73 anni, «a Roma ero murato vivo in casa: qui invece esco, vado per more e poi a raccogliere la legna. I romani non capiscono niente, hanno rifatto le case nuove e non vengono. Qui c’è una pace. E i ladri che vengono a fare che siamo quattro gatti?».
Come tutti i paesi della Marsica occidentale anche Pagliara dalla primavera all’autunno si ripopola. L’estate si sfiorano le 600 presenze e la Pro loco anima le serate con piccoli eventi ai quali partecipano tutti con entusiasmo.
«Vivevo a Roma a piazza Vittorio», sottolinea Vera Di Cintio, 84 anni, che vive con il cognato, «non potevo neanche mettere il naso fuori di casa per la situazione che c’era. Appena ho potuto sono ritornata a vivere qui e poi dopo la morte di mia sorella è venuto mio cognato. Qui siamo sicuri, siamo 25 persone, ci conosciamo tutti. La domenica e il primo venerdì del mese andiamo a messa e se ci serve qualcosa che non troviamo alla bottega c’è Castellafiume a due passi».
Se la tendenza degli italiani è quella di spostarsi nei paesi esotici dopo la pensione, i marsicani preferiscono invece tornare nel paese d’origine e vivere serenamente come fanno i residenti di Pagliara. Anche Luigi e Nella Di Marzio, entrambe over 80, sono soli nella loro casetta ma non gli manca niente.
«Qui stiamo bene, c’è tutto quello che ci serve», afferma l’anziano, «dove dovremmo andare? Questo è il nostro paese e qui vogliamo stare».
Quando cala la sera i vicoli di Pagliara diventano come un grande labirinto. Raramente incontri qualcuno a passeggiare. Tutti si rinchiudono in casa e aspettano il giorno successivo tra un lavoro a maglia e un vecchio film in tv.
«Vengo qui in estate e nei weekend», precisa Mauro Ombres, romano di 67 anni, «Pagliara ha un valore affettivo perché mia madre è nata qui. Per me è un paradiso».
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