Sorelline ritrovate, il sacerdote: «Una vicenda frutto di tanta sofferenza: ma chi siamo noi per giudicare?»

La vicenda di Civitella Alfedena. Don Mario Testa, nella messa domenicale, è intervenuto sulla vicenda delle due bambine ritrovate a Formia. “Chi di noi non ha commesso errori nella vita?”
SULMONA. «Chi di noi non ha mai commesso errori nella vita?». Sono le parole di don Mario Testa che nella messa domenicale è intervenuto sulla vicenda delle due bambine ritrovate a Formia. Una vicenda, secondo il sacerdote, che ha dedicato un'intera omelia al caso delle sorelle, che è il «risultato di scelte sbagliate, ma non spetta a noi giudicare. È invece il momento di pregare per tutti coloro che ora si trovano a dover decidere cosa sia meglio per queste giovani vite». La predicazione è arrivata al termine della messa delle nove del mattino. Nonostante lo spazio ridotto, tante persone hanno voluto essere presenti, alcune sedute anche all’esterno, sfidando il caldo torrido. «In questo luogo si respira un’aria di conforto e accoglienza, una chiesa vicina alla gente, senza condanne», ribadisce don Mario, che parla dal pulpito della sua chiesa a Formia, e in particolare nel quartiere noto come Scacciagalline, un agglomerato di case popolari che ora è balzato agli onori della cronaca nazionale a causa dell’accaduto. «Domenica scorsa», racconta don Mario, «mentre festeggiavamo in parrocchia, abbiamo visto arrivare decine di carabinieri. All’inizio pensavamo ad un’operazione contro lo spaccio, ma poi abbiamo saputo che stavano cercando le due sorelline scomparse da giorni». Don Mario ammette di non conoscere personalmente i protagonisti della triste vicenda, anche se la casa della madre si trova a pochi passi dalla chiesa di San Giuseppe Lavoratore, ma invita tutti a non giudicare: «Dietro a ciò che è successo c’è molta sofferenza, una realtà dolorosa che si riflette nelle scelte fatte dai genitori delle bambine». Ricordando la celebre frase di Robert Baden Powell, fondatore degli Scout e autore del famoso motto «Chiedilo al ragazzo», don Mario sottolinea l’importanza di ascoltare i giovani, di capire le loro richieste e i motivi del loro dolore. «Non basta dire “non li capiamo”, dobbiamo fare uno sforzo per prestar loro attenzione, perché solo così possiamo davvero aiutarli».
Le sue parole risuonano tra una platea composta per lo più da adulti, ciascuno con figli o nipoti da qualche parte, in una comunità popolare che, nonostante le difficoltà sociali, attorno a questa chiesa si fa forza e alimenta la speranza per il futuro. Per quindici giorni Sarah e Alisya, le sorelle ritrovate a Formia, hanno vissuto segregate in una camera da letto, senza mai uscire, con l'unica concessione della tv. Erano a casa di un'anziana, una lontana parente della mamma, in un appartamento delle case popolari di Formia, a un quarto d'ora da Minturno, il paese dove vivono i loro genitori. I tre indagati (Valentina D'Acunto, madre, Vincenzo Esposito, il suo compagno, e Marco D'Acunto, nonno materno) che sono difesi dagli avvocati Enrico Mastantuono, lei, e Luca Cupolino, i due uomini, avevano risposto a tutte le domande nel corso degli interrogatori, chiarendo le loro posizioni.
La Procura ha ribadito che le verifiche non sono ancora concluse e che restano aperti ulteriori approfondimenti investigativi per ricostruire eventuali responsabilità di altre persone. Il procuratore ha sottolineato come le dichiarazioni rese da Valentina D'Acunto siano state ritenute espressione di una propria ricostruzione personale dei fatti, centrata sull’intenzione dichiarata di ristabilire un contatto con le figlie.
La difesa ha invece impostato la propria linea sulla diversa qualificazione giuridica della vicenda, sostenendo che non si sarebbe trattato di sequestro di persona ma di sottrazione di minori. Una tesi non accolta dal giudice, che ha confermato l’impostazione accusatoria in questa fase procedurale. Il gip aveva comunque escluso la necessità della custodia cautelare in carcere, ritenendo sufficiente l’obbligo di dimora per contenere il rischio di reiterazione del reato.

