Spaccio nei campi del Fucino: 7 arresti

14 Aprile 2015

Organizzazione con capi, magazzinieri e tesorieri: nove ricercati. Italiani esclusi per evitare “falle”e si parlava in arabo

AVEZZANO. Capi, magazzinieri, tesorieri addetti ai “libri mastri” della compravendita di droga, corrieri. Un’organizzazione criminale verticistica con ruoli e compiti ben definiti, capace di controllare il traffico di stupefacenti – cocaina e hascisc – in entrata e in uscita nella Marsica. Coloni della droga nel Fucino, con tre gruppi operativi e basi ad Avezzano, Luco, Trasacco e San Benedetto dei Marsi.

ITALIANI NON GRADITI. Una realtà resa impenetrabile dalla componente etnica quasi esclusivamente nordafricana e dall’uso di diversi dialetti arabi, oltre che da un idioma particolare per indicare le sostanze stupefacenti (cocomeri, pane, vestiti), e la scelta di lasciare ai livelli marginali gli italiani per non creare falle nell’organizzazione. È una fitta rete di spaccio quella sgominata dai carabinieri. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura dell’Aquila e diretta dal pm Stefano Gallo, è stata condotta dai carabinieri della compagnia di Avezzano, supportati nella fase esecutiva dai militari delle compagnie di Tagliacozzo e Sulmona, dalle unità cinofile antidroga e da un elicottero proveniente da Pratica di Mare che ieri mattina ha svegliato la Marsica. Un dispiegamento di forze di 50 militari che ha portato a emettere sedici ordinanze di custodia cautelare (sette in carcere, altri nove sono ricercati in Marocco), con 35 soggetti colpiti nel corso delle indagini. Almeno 75 le persone che gravitavano intorno all’organizzazione dedita allo spaccio d i droga.

VERI CRIMINALI. «Non sono criminali improvvisati», ha commentato il comandante provinciale dei carabinieri, Giuseppe Donnarumma. La banda di spacciatori aveva creato una rete di relazioni nella Marsica, instaurando rapporti fiduciari anche a Roma e a Milano.

250 CAPI D’IMPUTAZIONE. Sono 250 i capi d’imputazione contestati agli indagati (alcuni di loro difesi dagli avvocati Roberto Verdecchia, Pasquale e Luca Motta). A riscontro dell’attività criminale sono stati sequestrati 510 grammi di cocaina, dodici chili di hascisc, e 20mila euro in contanti.

CHI COMPRAVA LA DROGA. I destinatari della “merce”, i cui canali di approvvigionamento si trovavano soprattutto in Lombardia e nella capitale, erano professionisti, impiegati e anche adolescenti, con il fenomeno preoccupante dell’aumento dell’uso di hascisc fra i minorenni. Indagata anche una donna, presunta “grossista” della droga, residente a Roma: T.S. di 54 anni.

PERCHÉ UOMO DI LUCE. L’attività di polizia giudiziaria è stata denominata “Man of light” (uomo di luce), terminologia usata dagli spacciatori per indicare la presenza dei carabinieri in riferimento all’uso dei lampeggianti. Le indagini sono durate tre anni a partire dal dicembre del 2011 e sono state complesse proprio per la forte connotazione etnica dell’organizzazione, che non ha permesso “l’infiltrazione” degli investigatori all’interno di un sistema costituito da persone in stretto legame familiare. «Abbiamo fatto ricorso all’uso di interpreti per poter comprendere i vari dialetti», ha spiegato il comandante della compagnia di Avezzano, Enrico Valeri. Ingenti i quantitativi di droga nascosti fra i campi del Fucino, più difficili da controllare rispetto alle aree urbane.

GLI ARRESTATI. I sette arrestati sono Tarik El Ghazzani di 29 anni, Imad Lahrach (25), Mohammed Lehbel (27), Morad Kharsas (35), Tarik Jabani (27), Sadia Jabani (59) e Abdelkarim Kharsas (21).

Marianna Gianforte

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