Spycam all’Aquila, via il braccialetto elettronico per gli inquilini

7 Maggio 2026

I condomini stanno riconsegnando i dispositivi che li proteggevano dalla possibilità di essere avvicinati dal proprietario

L’AQUILA. Stanno tornando tutti in questura gli ex inquilini della palazzina più spiata dell’Aquila, all’immediata periferia ovest del capoluogo. La stessa i cui appartamenti erano affittati a giovani lavoratori – tra cui diversi allievi della Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di finanza di Coppito – tutti caduti nella trappola di G.G., aquilano di 56 anni, barista nonché proprietario dell’intero immobile, oggi indagato per interferenze illecite nella vita privata di ognuno dei suoi stessi inquilini. Inquilini che nella stragrande maggioranza dei casi hanno già lasciato L’Aquila, profondamente turbati da quanto emerso a seguito delle perquisizioni condotte dagli agenti della questura dell’Aquila nei loro stessi bagni. E che in questi giorni sono stati ricontattati proprio dalla polizia per la rimozione del braccialetto elettronico, il dispositivo che serviva a garantire le persone offese dalla possibilità di poter essere avvicinate dall’indagato.

Un indizio che le indagini siano ormai agli sgoccioli. Resta il rebus della perizia informatica sui dispositivi sequestrati all’indagato (tra cui iPad, McBook, telefoni cellulari, computer, telecamere, microcamere, webcam e chiavette usb). Dirimente sarà il contenuto dell’archivio privato dell’indagato, con gli inquirenti che ora cercano di capire se quelle riprese, catturate all’insaputa dei soggetti ritratti, siano state diffuse, o se ritraggano soggetti minori. Al vaglio infatti la posizione di una ragazza, in particolare, forse non ancora maggiorenne all’epoca delle riprese.

La vicenda era deflagrata a partire dalla segnalazione di una delle inquiline di quella palazzina, l’unica ad essersi accorta di uno strano riflesso provenire da un’innocua insenatura dell’arredo della toilette. Quindi la scoperta di una telecamera puntata proprio su quell’ambiente, lo stesso utilizzato decine di volte dalla giovane senza indumenti. Con il vaso di pandora scoperchiato dagli agenti dell’Aquila, che scoprono poi decine di dispositivi simili anche negli altri appartamenti, a loro volta affittati ad altrettanti ragazzi e ragazze, tutti caduti dalle nuvole. E poi ritrovatisi in questura a sporgere denuncia contro ignoti. Con gli indizi che portano gli inquirenti a concentrare le loro attenzioni nei confronti dell’unico ad avere facoltà di accesso a quegli appartamenti, tuttora sotto inchiesta. 

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