Sulmona, Marelli: la Fiom in sciopero per il capo reparto licenziato

La protesta scatterà lunedì con l’astensione di otto ore che riguarderà tutti e tre i turni lavorativi. E sul caso la giunta Casini chiederà un incontro prima con i sindacati e poi coi vertici dell’azienda

SULMONA. Sale la tensione all’interno della Magneti Marelli, dopo il licenziamento del capo reparto in servizio da trenta anni. La Fiom-Cgil ha proclamato uno sciopero di otto ore da spalmare nei tre turni della giornata di lunedì, per protestare contro il clima teso che si respira all’interno della fabbrica più grande del territorio.

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«Sono una quindicina negli ultimi dieci mesi gli incontri a cui ho partecipato da solo per conciliare richiami e lettere di sospensione», fa notare Alfredo Fegatelli, segretario provinciale della Fiom-Cgil, «dunque credo che i contenziosi aperti siano decine e decine. Quello che per noi è incomprensibile è che in una fabbrica dove tutto potrebbe funzionare bene, ci si va ad incaponire così per una organizzazione del lavoro, che giudichiamo da sempre sbagliata. In più se ora è stato licenziato un capo reparto, nei prossimi mesi potrebbe toccare alle decine di operai che hanno ricevuto richiami e lettere». Per questo, il sindacato (per ora unica sigla a farlo, nonostante il dipendente licenziato non sia tra i suoi iscritti) ha proclamato lo sciopero. «Noi avremmo scioperato comunque», aggiunge Fegatelli, «ma quanto è successo ci ha fatto anticipare la protesta». Nel frattempo, fuori dai cancelli della fabbrica, è partito il volantinaggio della Fiom dopo anche la mancata riconferma del contratto all’operaio interinale coinvolto nella vicenda finita con il licenziamento del capo reparto. «Quello che oggi è capitato a un capo domani può, a maggior ragione, accadere a qualunque operaio», è scritto sul volantino. «I lavoratori di Sulmona dicono basta a questo ricatto».

L’astensione di otto ore è stata ripartita sui tre turni lavorativi dell’intera giornata di lunedì: primo turno dalle 6 alle 14; secondo turno dalle 14 alle 22; terzo turno dalle 22 alle 06. Nel frattempo, il caso del capo reparto licenziato sabato, il giorno prima del suo 53esimo compleanno, non è passato inosservato in città e anche la giunta Casini prende posizione. Prima un incontro coi sindacati per poi chiederne un altro coi vertici dell’azienda, per provare a salvare il posto di lavoro al dipendente partito come operaio e diventato capo reparto, con esperienze all’estero, come il mese trascorso in uno stabilimento Chrysler in Messico.

È l’assessore al Lavoro, Paolo Santarelli, a far sapere di aver messo in moto la macchina delle consultazioni per chiedere alla direzione della fabbrica più grande del territorio di tornare sui suoi passi. «Siamo rimasti sbigottiti da tale decisione», ammette, «ora ci auguriamo che la direzione riveda il provvedimento e torni sui suoi passi. Intanto, chiederemo un incontro ai sindacati per capire bene come stanno le cose e poi alla direzione dell’azienda». Il capo reparto, che ha una compagna e una figlia, è difeso dall’avvocato Alessandro Margiotta, che ha già giudicato eccessivo il provvedimento di licenziamento. Esprime solidarietà al lavoratore licenziato anche la segreteria regionale di Sinistra Italiana: «Il licenziamento è un segnale inquietante per tutti i lavoratori», spiegano Domenico Capaldo e Daniele Licheri, «che stanno giustamente protestando per turni eccessivamente pesanti nello stabilimento. Sinistra Italiana Abruzzo chiede di fare chiarezza sull’episodio ed è pronta, tramite il nostro gruppo parlamentare, ad intervenire con un’interrogazione. Oltre a dare la massima solidarietà al lavoratore licenziato siamo pronti a scendere in piazza insieme ai sindacati per chiedere un immediato reintegro e un più consono provvedimento proporzionato alla vicenda. Questo è un provvedimento sproporzionato rispetto a tanti anni di impegno del lavoratore verso l’azienda. Si sta facendo pagare a una sola persona un evidente problema interno di organizzazione».

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