Superbonus 90%, Ance contraria

16 Novembre 2022

Il presidente Frattale: «Con il cambio delle regole cantieri a rischio e cratere ko»

L’AQUILA. «A questo punto non chiamatelo Superbonus, ma Superenalotto. Come si possono cambiare le regole in corsa? E che fiducia si può avere in questo Paese, quale investimenti si possono fare?»
È dura la presa di posizione di Gianni Frattale, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) della provincia dell’Aquila, in merito alla situazione di incertezza legata al Superbonus 110 depotenziato a 90 dal governo Meloni. La denuncia, che riguarda in particolare il cratere del terremoto dell’Aquila, Frattale l’aveva già pronunciata davanti a istituzioni, parlamentari e al sottosegretario all’Agricoltura Luigi D’Eramo, nel corso del convegno nazionale “La ricostruzione post-sisma nell’edilizia residenziale pubblica”, organizzato nel capoluogo regionale dall’Azienda territoriale edilizia residenziale (Ater) della provincia dell’Aquila.
In riferimento alla revisione e al depotenziamento, da parte del nuovo governo di centrodestra, Frattale ha protestato a nome dell’Ance: «Il cambio delle regole è una sciagura. Ora il rischio è che anche questi cantieri si fermeranno, il rischio è non poter ricostruire le case inagibili». Ma c’è di più: «In questo modo, cambiando le regole con il gioco in corso, si mettono in profonda crisi le imprese, i collaboratori e le famiglie. Occorre almeno un periodo transitorio, per l’intero 2023, non si deve forzare la mano, occorre un punto d’incontro, tenuto conto che non si è individuata nemmeno una soluzione per sbloccare i crediti incagliati».
Frattale ha anche provocatoriamente sottolineato che se il problema è la sostenibilità economica, «perché la Cassa depositi e prestiti deve sanare tutti i carrozzoni italiani, e non può farsi carico dei crediti d'imposta?». E infine «facendo i “conti della serva”, su quanto le imprese guadagnano con il Superbonus, Frattale spiega: «Di cosa parliamo a proposito del 110%? Facciamo due conti: il 22% del credito se lo prendono le banche e passa all’88%, aggiungiamoci l’Iva e passa all’80%, mettiamoci, progettazione, direzione lavori, contabilità e si scende al 70%. Insomma, un cappotto da 100 euro passa a 70 euro per me impresa e con il rincaro dei costi delle materie prime, mi costa ora 65 euro. Il governo conosce questi numeri?».