Tagli a straordinari e buoni pasto: lavoratori Tim in strada ad Avezzano e all’Aquila

I dipendenti Tim scendono in strada e incrociano le braccia contro una politica aziendale che a detta loro penalizza solo i lavoratori. Un’ora e mezza di sciopero ieri e un’ora e mezza oggi per...
I dipendenti Tim scendono in strada e incrociano le braccia contro una politica aziendale che a detta loro penalizza solo i lavoratori. Un’ora e mezza di sciopero ieri e un’ora e mezza oggi per ribadire il loro no a delle scelte che starebbero compromettendo lo sviluppo e il futuro della storica azienda. Ieri pomeriggio gli operai della Tim hanno scioperato anche all’Aquila e ad Avezzano (nella foto) per sensibilizzare tutti e far conoscere la loro situazione. «La nostra è una lotta contro l’azienda Tim che culminerà il 13 dicembre a Roma», ha commentato Piero Francazio Uilcom L’Aquila, «il tutto è nato a seguito della disdetta degli accordi di secondo livello in maniera unilaterale». Ieri all’Aquila i tecnici Tim si sono dati appuntamento in via Strinella, mentre ad Avezzano hanno scelto via Nazario Sauro. Marco Rossi (Uilcom) e Antonio De Simone (Cisl) hanno ribadito che «tagliare orario di lavoro, straordinari, formazione e pasti non porterà a nulla e soprattutto non risolverà i problemi strutturali dell’azienda».
«Siamo al sesto anno di ricorso agli ammortizzatori sociali attraverso i contratti di solidarietà», hanno concluso i rappresentanti sindacali, «il pericolo è che tra qualche tempo una delle più grandi aziende delle telecomunicazioni a livello europeo resti solo un vago e amaro ricordo». La replica dell’azienda non si è fatta attendere: «Abbiamo più volte ribadito alle organizzazioni sindacali la volontà dell’attuale management di salvaguardare il perimetro organizzativo e di gestire le eccedenze produttive attraverso processi di formazione e riqualificazione professionale che porteranno a un più efficace impiego delle competenze dei singoli. L’azienda è fortemente impegnata per lo sviluppo delle infrastrutture e per la digitalizzazione del Paese».

