Tavola calda chiude “per crisi”

A rischio il lavoro dei 5 dipendenti, decisiva forse la concorrenza e il calo di iscrizioni all’università
L’AQUILA. Rientrano a lavoro dalle ferie natalizie e non trovano più il loro posto. È la triste sorpresa per 5 dipendenti della tavola calda "La Saporita" della galleria commerciale di via Vetoio, di fronte all’ospedale regionale "San Salvatore", gestita dalla famiglia di Marino Valentini da oltre 14 anni, da quando il 13 dicembre del 2001 ha aperto al piano superiore del supermercato Gallucci, insieme ad altre attività. Alcune hanno gettato la spugna negli anni, altre hanno sopportato la crisi e il terremoto. Una decisione dettata, probabilmente, dalla difficoltà a portare avanti una tavola calda in un contesto di crisi inarrestabile, nonostante la vicinanza dell’ospedale e della facoltà di Medicina intorno ai quali ruotano centinaia di persone al giorno. A confermarlo i titolari della tavola calda, ancora provati dalla scelta dolorosa per loro, amareggiati dopo anni di “resistenza”, e anche per i dipendenti, che senza preavviso, dal 7 gennaio, si sono ritrovati disoccupati e costretti a iscriversi di nuovo al Centro per l’impiego. Ora c’è preoccupazione sul destino della Saporita, e si attendono evoluzioni sperando nella riapertura della tavola calda, molto nota in città. I commercianti della galleria concordano nel sostenere che negli ultimi tempi la crisi stia mettendo a dura prova molti di loro: troppo forte la concorrenza della grossa distribuzione e anche di altre piccole attività che aprono e chiudono in zona. Preoccupazione che accomuna molti commercianti di altre gallerie commerciali dell’Aquila: dai Quattro Cantoni, fino anche a centri commerciali Il Globo e L’Aquilone. Sempre meno, poi gli operai impegnati nella ricostruzione della periferia ovest e degli universitari che sedevano ai tavoli della Saporita. Colpa forse anche del calo delle iscrizioni all’ateneo aquilano, fotografia del lento depauperamento della città che continua forse a torto ad avere l’ambizione di dirsi “universitaria”.
Servono un cambio di passo e scelte giuste da parte di chi amministra la città per risollevarsi. (m.g.)
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