Traffico di eroina, retata della polizia

Arrestate 13 persone, obbligo di dimora per altri tre. Le indagini partite nel 2018 dalla morte di un aquilano per overdose
L’AQUILA. Un decesso per overdose di un aquilano di 47 anni, Giambattista Cialone, trovato senza vita nel dicembre 2018 a Camarda, ha fatto partire le indagini della squadra Mobile concluse con una retata: 9 persone in carcere, quattro ai domiciliari mentre per tre persone è stato disposto l’obbligo di dimora. Gli investigatori ritengono di aver smantellato un traffico assai ingente, soprattutto di eroina. Droga di scarsa qualità che arrivava da Roma, ma in qualche caso ci sono state alcune cessioni di cocaina e hascisc e, addirittura, di ansiolitici.
IN CELLA. Sono finiti in carcere Karamo Minteh, 27 anni gambiano, residente all’Aquila; Siaka Jaiteh, gambiano, 30 anni, residente a Roma; Amadou Ceesay, senegalese, 29 anni, residente all’Aquila e domiciliato a Pescara; Tamsir Mintè, senegalese, 27 anni residente a Cagliari; Federica D’Onofrio, aquilana, 42 anni, domiciliata a Tempera; Manuel Rancitelli, aquilano, 55 anni, residente al Progetto Case di Tempera; Stefano Di Nella, aquilano, 41 anni; Vincenzo Rosito, 54 anni, di Secondigliano, ma residente al Progetto Case di Tempera; Sambouniang Minteh, 29 anni, del Gambia, residente a Roma
AI DOMICILIARI. Applicati gli arresti domiciliari a Giuseppe D’Eramo, 43 anni, aquilano, ma residente a Cagnano Amiterno; Alice D’Alessandro, aquilana, 32 anni; Fabrizio Lauria, 36 anni, aquilano; Marco Di Luigi, 39 anni, aquilano.
OBBLIGO DI DIMORA. La misura cautelare dell’obbligo di dimora è stata disposta per gli aquilani Marco Zingo, di 36 anni, Miriana Fioravante, 37 anni, Moustafa Sidibe, del Gambia, 27 anni, residente a Roma.
LE INDAGINI. Gli investigatori hanno scoperto che era stata avviata una regolare e continua attività di spaccio della droga da parte degli indagati. Gli stessi, infatti, erano soliti rifornirsi di eroina nella Capitale, dove si recavano con cadenza quasi giornaliera, utilizzando sia automobili sia mezzi di trasporto pubblici, e, tramite contatti telefonici con i rifornitori extracomunitari, si incontravano in zona Torre Angela per l’acquisto dello stupefacente, al costo di circa 50 euro al grammo. Rientrati all’Aquila, consumavano parte della droga acquistata e ne rivendevano il resto ai locali “clienti”, assicurandosi, così, disponibilità economiche per molte occasioni. Gli stessi rifornitori stranieri partivano da Roma alla volta dell’Aquila per consegnare la droga agli indagati aquilani che, a loro volta, la distribuivano in città. In particolare, un indagato gambiano aveva preso in affitto un appartamento all’Aquila, in via Guido Polidoro, zona Progetto Case di Sant’Antonio, nel quale conservava la droga, trasportata da Roma, destinata alla distribuzione al dettaglio: l’attività di contrasto messa in campo dalla Mobile ha consentito di individuare l’alloggio e di sequestrare circa 450 grammi di eroina, nonché la somma di 4.800 euro in contanti, frutto dell’illecito traffico.
INTERCETTAZIONI E MALORI. Le indagini hanno messo in luce il concreto pericolo rappresentato dalla scarsa qualità dell’eroina che, in alcune occasioni, provocava dei malori riconducibili a battito cardiaco accelerato e sudorazioni a freddo, tanto da far preoccupare gli stessi acquirenti/spacciatori che si lamentavano con il rifornitore straniero perché l’eroina era stata «tagliata male» e, quindi, loro stessi avevano ricevuto rimostranze dai consumatori: «Questa qua non va bene, non si riesce a lavorà bene!...questa dà troppe lamentele…troppe lamentele». Gli accordi tra i rifornitori e gli spacciatori aquilani e tra questi e i “clienti” venivano sempre presi telefonicamente o di persona, ricorrendo a un linguaggio volutamente criptico: preparare «due panini» per indicare due dosi di eroina, o «un tavolo da 14 e uno da otto» sempre per indicare i quantitativi di droga da acquistare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

