Tribunale, fusione con Avezzano bocciata dai legali
Cirilli (Ordine di Sulmona): vantiamo primati nazionali e la decisione di chiuderlo resta incomprensibile
SULMONA. Le nuove avances che arrivano dal tribunale di Avezzano per una eventuale fusione col palazzo di giustizia sulmonese sembrano non convincere gli addetti ai lavori peligni. Per questo lunedì i sindaci del territorio torneranno a incontrarsi in tribunale per vedere il da farsi. Alla proposta dell’unione sul modello in fieri di Vasto e Lanciano, rilanciata in questi giorni dal presidente dell’ordine degli avvocati della Marsica, Franco Colucci, replica il vicepresidente dei legali peligni, Piercarlo Cirilli, con dati alla mano, rivendicando il primato di palazzo Capograssi.
«Il tribunale è primo per efficienza in centro sud Italia e quinto nella classifica generale», fa notare l’avvocato, «la decisione di chiuderlo resta incomprensibile». Primati importanti quelli del tribunale sulmonese che sono stati raggiunti nonostante il blocco del turn over, imposto dopo la riforma dei presìdi giudiziari e la chiusura dei cosiddetti tribunali minori, fra cui quelli abruzzesi di Sulmona, Avezzano, Lanciano e Vasto. Il blocco del turn over, infatti, resta ancora attivo, nonostante la proroga della chiusura al 2020, dopo quella di settembre 2018 e la deroga conseguente al sisma del 2009. «I risultati vengono realizzati con gran fatica dal personale», aggiunge Ivana Guardino, dipendente amministrativa e delegata Fp-Cgil, «calcolando le carenze di organico che superano il 30% e il mancato turn over». Ma è nei numeri, che hanno visto azzerare pendenze e attese delle cause, che si riarma la battaglia in difesa di palazzo Capograssi. Il tribunale sulmonese è stato fra i primi in Italia ad attivare l’informatizzazione delle cause civili, attraverso il processo telematico, che ha concesso la riduzione del contenzioso. In sostanza, grazie all’innovazione tecnologica, sono state smaltite molte più pratiche contemporaneamente, riuscendo a definire più velocemente le cause in corso. Un caso pilota e di studio per gli altri tribunali italiani, grazie anche alla “rivoluzione” avviata dal presidente Giorgio Di Benedetto, che si è circondato di sei giudici molto giovani. Resta un punto dolente, invece, quello della pianta organica degli amministrativi, ferma a 21 su 33 previsti e a solo la metà dei funzionari giudiziari (quattro su otto), con un sotto organico del 36%. Nonostante queste carenze, il tribunale continua a vantare medie altissime di definizione dei procedimenti, con l'intera digitalizzazione del settore civile e – caso unico in Italia – le udienze in triplo schermo (giudice, avvocati e cancelliere). Le pendenze dei dibattimenti penali sono state ridotte del 51%; del processo civile del 31% e del contenzioso ordinario del 41%. Nonostante il ministero – in contrasto con la legge – non rispetti il turn over del personale amministrativo, fiaccando i tribunali condannati a chiusura. Palazzo Capograssi ha un ambito di 70mila abitanti, che lo piazza al 4° posto fra gli 8 della regione per estensione e al 2° in Italia per altitudine media. Sono 36 i Comuni della giurisdizione, distanti fino a 121 chilometri dall'Aquila, con tempi di percorrenza da 46 minuti a quasi 3 ore. I più preoccupati per la chiusura sono avvocati, commercianti, periti e liberi professionisti che ruotano attorno al tribunale e al suo indotto stimato in circa 8 milioni di euro.
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