Trovato con una bomba, allarme nel centro di Avezzano

Ordigno artigianale sequestrato a un uomo con precedenti: artificieri al lavoro per quasi due ore nella caserma Fontana
AVEZZANO. Gli artificieri sono rimasti chiusi nei locali della caserma “Fontana” di Avezzano per quasi due ore. A presidio dell’edificio, come prevede il protocollo operativo in caso di ordigni pericolosi, il personale del 118, due squadre dei vigili del fuoco e il nucleo specializzato antisabotaggio dei carabinieri. La presenza massiccia di militari, pompieri e mezzi di soccorso ha interrotto la quiete del centro di Avezzano, richiamando l’attenzione di residenti e passanti. A decine si sono riversati davanti alla sede militare per capire cosa stesse accadendo. Poi, intorno alle 18, gli artificieri hanno liberato la caserma. La lunga colonna dei mezzi di servizio è partita alla volta della Cava Frani, nel territorio comunale di Massa d’Albe, dove il dispositivo è stato fatto brillare in condizioni di sicurezza.
Tutto ha avuto origine nel corso della mattinata di ieri, durante un blitz dei carabinieri della compagnia di Avezzano nell’abitazione di un uomo residente nella zona nord di Avezzano, in ragione di precedenti controversie giudiziarie. All’interno della camera da letto, è stato rinvenuto un “cipollotto” di grandi dimensioni. Un manufatto potenzialmente molto pericoloso, proprio perché realizzato al di fuori dei processi industriali e dei controlli di sicurezza previsti per i prodotti pirotecnici autorizzati. La cui “taglia” lasciava intendere la presenza di un ingente quantitativo di polvere pirica. I carabinieri hanno immediatamente informato il procuratore capo, Maurizio Maria Cerrato, che ha disposto il sequestro del dispositivo e l’attivazione degli accertamenti necessari alla messa in sicurezza.
L’attenzione si è concentrata soprattutto sulle caratteristiche dell'ordigno, la cui composizione è risultata interamente artigianale. A differenza dei prodotti realizzati industrialmente, infatti, i dispositivi “fatti in casa” possono presentare quantità e combinazioni di sostanze esplosive non controllate, con conseguenze difficilmente prevedibili in caso di urto, sollecitazione o innesco. Per questo è stato necessario affidare ogni operazione agli specialisti dell’Arma, evitando manipolazioni che avrebbero potuto comportare rischi agli stessi militari e alla cittadinanza.
L’intervento ha richiesto il coordinamento di diverse componenti operative, ciascuna impegnata secondo le proprie competenze. Mentre gli artificieri lavoravano sull’ordigno, i mezzi di soccorso sono rimasti a disposizione per fronteggiare eventuali emergenze. Una mobilitazione che non è passata inosservata nel cuore della città, dove la presenza delle squadre specializzate e dei mezzi dei vigili del fuoco ha alimentato interrogativi e preoccupazione. Gli artificieri hanno esaminato l’ordigno utilizzando anche apparecchiature radiogene portatili. Un passaggio importante per osservare la struttura interna del dispositivo senza aprirlo, individuando eventuali componenti e sistemi di innesco. Una volta confermata la presenza di un elevato quantitativo di sostanza esplosiva, la bomba è stata inserita in un apposito contenitore di sicurezza per il trasporto. Soltanto dopo il completamento delle operazioni è stato possibile lasciare la caserma e raggiungere la Cava Frani, individuata per la distruzione controllata dell’esplosivo. Qui gli artificieri hanno provveduto a far brillare l’ordigno.
Sul piano giudiziario, l'uomo trovato in possesso della bomba artigianale è stato denunciato per detenzione illegale di materiale esplodente (articolo 2 della legge 2 ottobre 1967, numero 895, in materia di controllo delle armi). La norma punisce la detenzione illegale, a qualsiasi titolo, di armi, munizioni, esplosivi e altri congegni indicati dalla stessa legge. Si tratta di una contestazione penalmente rilevante che prevede la reclusione da uno a otto anni. La denuncia non equivale ad attribuire all’uomo anche la sua fabbricazione. Restano da chiarire la provenienza dell’ordigno e le finalità d’uso. Non sono emersi, sulla base delle informazioni finora disponibili, elementi sufficienti a stabilire quale dovesse essere l’eventuale destinazione. L’uomo non ha saputo chiarire le motivazioni per le quali l’oggetto fosse nelle sue disponibilità.
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