Alfedena

Uccisi altri tre lupi in Abruzzo, ora c’è paura per gli orsi

22 Aprile 2026

Salgono a 13 gli esemplari avvelenati nel Parco Nazionale: attesa per gli esami sui bocconi contaminati.  Il WWF: “Atto criminale che minaccia fauna selvatica e sicurezza pubblica”

ALFEDENA. Continua la strage di lupi nel Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Dopo le 10 carcasse rinvenute la scorsa settimana, dal 18 al 20 aprile sono state trovati altri tre lupi morti tra Alfedena e Pescasseroli, a dimostrazione di un fenomeno che purtroppo non si arresta. Il bilancio dei lupi uccisi con il veleno sale a 13. La procura di Sulmona continua a indagare: il fascicolo, per il momento a carico di ignoti, è aperto per il reato di uccisione ingiustificata di animali. Indagini serrate per tentare di arrivare all’individuazione dei responsabili e al tipo di veleno utilizzato: potrebbe trattarsi di comune pesticida, come rilevano le prime risultanze delle analisi effettuate in laboratorio che hanno isolato il tipo di veleno. E potrebbe essere l’opera di qualche allevatore senza scrupoli.

I PASSI DELL’INCHIESTA

Per il procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo, si tratta di un episodio grave. Nei prossimi giorni, annuncia D’Angelo, si saprà in dettaglio che tipo di veleno è stato impiegato. Sicuramente dietro l’atto vile, come la stessa Procura lo definisce, c’è l’aggravante della premeditazione. Un colpo mirato, che potrebbe essere stato architettato da un gruppo di criminali. Il procuratore ha disposto accertamenti sia sulle 10 carcasse che sono state trasferite all’istituto Zooprofilattico di Teramo ma anche sulle singole località in cui è avvenuto il ritrovamento, precisamente ad Alfedena e Pescasseroli. Ieri mattina un nuovo sopralluogo è stato effettuato dal nucleo antiveleno alla ricerca di ulteriori tracce o indizi. L’area è stata sottoposta ad accurata bonifica. Al momento sono 11 le esche avvelenate trovate dagli operatori, poste sotto sequestro. Le esche erano sparse e disseminate lungo il terreno. E c’è paura per gli orsi.

TROVATE 11 ECHE AVVELENATE

Nei giorni scorsi i carabinieri forestali e i guardiaparco hanno rinvenuto 5 esemplari senza vita in località San Francesco di Alfedena, nell’area contigua del Pnalm. A fare la scoperta è stata una pattuglia di guardiaparco in servizio sul territorio comunale e, fin dai primi accertamenti, condotti anche con il supporto del Nucleo cinofilo antiveleno del Parco d’Abruzzo, intervenuto immediatamente sul posto, erano emersi elementi che farebbero ipotizzare la presenza di esche avvelenate. L’ipotesi dell’avvelenamento, pratica illegale e altamente pericolosa che colpisce indiscriminatamente la fauna selvatica e mette a rischio l’intero equilibrio degli ecosistemi, è al momento la più accreditata. Le carcasse degli animali e il materiale rinvenuto, comprese le esche, sono stati sottoposti a sequestro e messi a disposizione della Procura di Sulmona. L’episodio si aggiunge a un analogo caso registrato nel territorio di Pescasseroli, dove altri cinque lupi sono stati rinvenuti morti e dove, anche in quel caso, le indagini in corso sempre coordinate dalla Procura si concentrano sull’ipotesi dell’avvelenamento. Due episodi simili in pochi giorni rappresentano un segnale allarmante che non può essere considerato isolato.

ALTRI RITROVAMENTI

Tra sabato scorso e oggi sono tre le carcasse trovate che si vanno ad aggiustare alla lista nera. Anch’esse dovranno essere ispezionate per accertare il nesso con gli altri esemplari.

GLI INDENNIZZI CONTESTATI

Preoccupato anche il Pnalm che, sulla sua pagina Facebook, parla di «gioco pericoloso»: «Perché oltre ai lupi uccisi c’è anche il clima che stiamo vivendo in questo momento storico. E riguarda il ritorno di un’idea antica e pericolosa secondo la quale la fauna selvatica, quando disturba o viene percepita – a torto o a ragione – come troppa, possa essere abbattuta, ridotta, eliminata. Soprattutto alla luce delle richieste di indennizzo evase».

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                                              WWF

Sul ritrovamento di altri tre lupi morti, interviene il WWF. Ecco il comunicato: “Proprio nella Giornata mondiale della Terra arriva la notizia del rinvenimento di altri 3 lupi uccisi dal veleno in Abruzzo nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Siamo arrivati a 13 esemplari uccisi illegalmente in pochi giorni. Per il WWF ci troviamo davanti a una strage continua che colpisce al cuore il nostro patrimonio naturale. Spargere veleno per colpire una specie simbolo come il lupo, significa compiere un atto vile e criminale contro la biodiversità e un attentato alla sicurezza pubblica: gesti criminali che nel 2026 non possono restare impuniti. Il WWF si augura che l’indagine della Procura di Sulmona porti rapidamente all’individuazione dei responsabili e che le comunità locali collaborino. Chi giustifica simili reati è complice dei criminali e di un sistema inaccettabile. A morire per il veleno non sono solo i lupi, ma molti altri animali, selvatici e domestici.

Questi episodi mettono a rischio anche la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano, simbolo di quelle terre e presente ormai con una popolazione ridotta a poche decine di individui proprio nelle aree cosparse di veleno. L

a presenza di bocconi avvelenati è una vera e propria emergenza, come confermato dallo stesso Ministero della Salute che, considerato il serio rischio di avvelenamento per la popolazione umana, per gli animali e il grave rischio di inquinamento ambientale, con l’ordinanza dell’8 agosto 2025 ha ribadito il divieto di utilizzo e abbandono di esche e bocconi avvelenati. Evidentemente questo divieto se non associato ad un investimento in prevenzione ed a sanzioni efficaci e dissuasive non è sufficiente per fermare questa tendenza sempre più diffusa. Serve una risposta ferma e immediata. Tollerare questi atti significa distruggere le basi della nostra società civile. Il WWF Italia è a disposizione delle autorità preposte per supporto alle attività di bonifica dell’area con le proprie guardie e il proprio nucleo cinofilo anti-veleno".