Un libro su 40 anni della Corte d’Appello

Il 4 giugno presentazione dell’opera di Cucchiella alla presenza di magistrati, avvocati e cancellieri
L’AQUILA. Si terrà il 4 giugno, a palazzo di giustizia, alle 13,30, la presentazione del libro “La legge è uguale per tutti...quasi sempre”, ovvero “Quaranta anni di storia della Corte di Appello degli Abruzzi”, raccontata con poesie, aneddoti e molte fotografie. Il libro è stato scritto dal cavalier Claudio Cucchiella, storico cancelliere degli uffici giudiziari aquilani che ha vissuto in prima persona queste vicende. Il libro, che verrà presentato alla presenza dei vertici della giustizia abruzzese, è dedicato al collega Sebastiano Di Pietro, un cancelliere prematuramente scomparso, e si avvale della prefazione del dirigente delle cancellerie, Daniele Galgani, ora in pensione.
«Claudio», scrive Galgani, «ovvero il poeta della corte, come lo ha definito il presidente del tribunale Ciro Riviezzo, si è deciso a raccogliere le numerose poesie e altro materiale interessante in un unico volume per evitare che con il trascorrere del tempo tutto andasse perduto».
L’introduzione è stata scritta dal giudice Augusto Pace, da pochi anni in pensione. «Quando Claudio mi ha chiesto una breve nota introduttiva al suo libro», scrive Pace, «confesso di aver esitato prima di accettare. Temevo di non essere all’altezza del compito. Pensavo che chi, come me, per gran parte della sua vita aveva scritto solo di diritto non possedesse gli strumenti per cimentarsi con il commento, anche se conciso, di un’opera che, pur nella originalità della sua concezione e pur nella sua evidente funzione antologica, può comunque essere definita come “letteraria”. Mi è però bastato sfogliare velocemente la bozza del libro consegnatami da Claudio e soffermarmi su alcuni dei brani e delle foto in esso riportati perché ogni mia esitazione svanisse. Innanzitutto perché mi sono reso conto che il tema trattato nel libro mi riguarda da vicino, avendo io trascorso gli ultimi quindici anni della mia vita professionale presso la Corte d’Appello». «E poi», ha aggiunto, «perché l’arguzia e l’ironia con cui nel libro viene ricostruita la “storia” della Corte mi hanno immediatamente coinvolto. Conosco Claudio ormai da lungo tempo, e ho sempre ammirato, oltre alla sua abilità nel mettere ordine nelle cose (come dimenticare il modo in cui era riuscito a organizzare l’archivio della Corte nella sede provvisoria di via Pile, dotandolo di scrivanie, divani, luci soffuse e sottofondo musicale!), la sua capacità di rappresentare con vivacità e leggerezza, nelle sue canzoni e nei suoi “sonetti”, le persone, anche le più autorevoli, e gli avvenimenti, anche i più seri, avvolgendoli in un velo di effervescente e garbata ironia».
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