Un operaio: dove lavoriamo ci sono 36 gradi

12 Luglio 2017

Marelli, corsa contro il tempo dell’azienda per montare quattro pale di ventilazione e tende ignifughe

SULMONA. Hanno lavorato per giorni a 36 gradi di temperatura e alla minaccia di scioperi e proteste l'azienda è corsa ai ripari. Sta tornando alla normalità il clima all'interno della Magneti Marelli, dopo le alte temperature raggiunte in fabbrica in questi giorni di calura per via degli impianti di refrigerazione guasti in alcuni reparti. In particolare nel comparto Ute D, nei pressi del cataforesi (il macchinario per la verniciatura anti corrosione delle componenti in acciaio e ferro) e della serra. «Lavorare col sudore che ti gocciola dalla fronte e ti acceca gli occhi è complicato ai nostri ritmi», racconta un operaio, che preferisce mantenere l’anonimato, «dobbiamo fare molti pezzi in poco tempo e a quelle temperature è impossibile». Ora sono in corso i lavori per abbassare la temperatura lungo le linee di produzione. In settimana saranno montate infatti quattro pale di ventilazione nella serra, mentre in alcune zone (cataforesi) verranno posizionate delle tendine ignifughe sulle finestre per evitare l’ingresso del sole nelle ore pomeridiane. «Meno male che stanno lavorando per sistemare le cose»,aggiunge l'operaio, «ora speriamo che le temperature scendano velocemente». I lavori avviati dall'azienda hanno convinto la Fiom-Cgil a tornare indietro sullo sciopero già annunciato. «Nella speranza che con i lavori la situazione possa migliorare, abbiamo deciso di soprassedere sullo sciopero», spiegano dalla Fiom Cgil, «ma vigileremo sulla salvaguardia delle condizioni degli operai in particolare in questo periodo di forte caldo». Più volte i sindacalisti hanno fatto notare i serrati ritmi produttivi dello stabilimento sulla Statale 17, che resta il più grosso del territorio coi suoi 636 dipendenti. «Qui si producono 300 pezzi in un turno di otto ore, con un gruppo ruota che va assemblato in meno di un minuto, con movimenti ripetitivi e a volte privi del materiale da assembleare per il mancato rifornimento dei pezzi, con lavoratori che poi si trovano a recuperare il tempo perso, saltando le pause o producendo più pezzi al minuto», fanno notare Pietro Campanella e Alfredo Fegatelli della segreteria Fiom-Cgil. Ritmi serrati complicati da mantenere con temperature alte in fabbrica. «Lavoriamo con macchinari che possono diventare pericolosi», aggiunge un gruppo di operai «e operare in condizioni estreme non aiuta a mantenere la necessaria concentrazione». Da qui la corsa dell'azienda per montare ventilatori e tende anti afa. (f.p.)
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