Usura, ancora prosciolti i Cicchetti

Giudice scagiona in udienza preliminare gli imprenditori e anche il loro amministratore Di Stefano: il fatto non sussiste
L’AQUILA. Di nuovo scagionati dal giudice per le indagini preliminari i noti commercianti originari di Pizzoli, Ernesto Cicchetti di 39 anni, Pio Cicchetti, (78) e il loro contabile Gianfranco Di Stefano (66), anche egli di Pizzoli, dall’accusa di usura in riferimento a degli affitti stipulati per i locali commerciali di Agorà.
Anche in questo caso la Procura è stata battuta visto che il pm aveva comunque chiesto il processo. In precedenza, per un caso simile, ma riguardante una sola parte civile, i tre erano stati assolti (in un processo) con formula piena a fronte di una richiesta di condanna di trenta mesi. Anche in questo caso la motivazione è stata la medesima: il fatto non sussiste. Le carte in tavola sono le stesse. Al centro della vicenda 31 contratti di locazione dei locali del complesso commerciale. I proprietari si sarebbero fatti promettere una penalità sui ritardi pagamenti dell’8% mensile: che all’anno corrisponde, per il pm, a una percentuale di gran lunga superiore a quanto consentito dalla legge. Questa la tesi dell’accusa naufragata a fronte delle valutazioni del giudice Giuseppe Romano Gargarella. Le indagini furono avviate dalla denuncia presentata da una commerciante che si era trovata in difficoltà nel pagare i canoni mensili pattuiti e nell’impossibilità di rispettare il contratto stipulato. La Sallustio Edilizia, per riscuotere quanto dovuto, si era dunque rivolta al tribunale dell’Aquila con ingiunzioni di pagamento relative a vari periodi a seconda dei contratti.
Si è discusso sulla natura della clausola applicata a questo contratto di affitto. Ha prevalso anche stavolta la tesi dell’avvocato Fabio Alessandroni per la quale non ci sarebbe stata alcuna violazione di legge: ma solo di una “clausola penale” prevista dal codice civile.
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