Vandali al bivacco Desiati. La denuncia dell’alpinista: «Distruggono i simboli della montagna»

25 Ottobre 2026

La segnalazione di Boccabella in occasione del sopralluogo sui monti:

«Strappato il registro delle visite: le pagine usate anche per accendere il fuoco»

L’AQUILA

«Vandali in alta quota». La denuncia è dell’alpinista Paolo Boccabella, fondatore dei Corridori del cielo. «Nel corso di un sopralluogo all’ex Bivacco Giorgio Lubrano, oggi intitolato alla memoria di Piergiorgio Desiati, tecnico del Soccorso Alpino e Speleologico, effettuato nella fase preliminare dei lavori per l’installazione di una stazione meteo a beneficio della collettività, progetto sostenuto dal Comune di Calascio e dai due Rotary Club, ci siamo trovati di fronte a uno spettacolo desolante e inaccettabile», racconta Boccabella.

«registro distrutto»

«Le immagini documentano uno stato di degrado che va ben oltre il semplice abbandono: siamo davanti a un vero e proprio atto d’inciviltà e di disprezzo verso la montagna, la sua storia e il patrimonio che appartiene a tutti. I cosiddetti “montanari” moderni, evidentemente incapaci di comprendere il significato del rispetto per i luoghi che frequentano, hanno distrutto persino il registro delle visite, nel quale, già nel luglio scorso, avevamo censito circa 3.000 passaggi dal novembre 2024, data della sua installazione. Non si trattava di un semplice quaderno, ma di una testimonianza collettiva: pagine che custodivano firme, emozioni, pensieri personali e ricordi lasciati da chi aveva raggiunto il bivacco, affidando a quelle righe un segno del proprio passaggio. Ebbene, quelle stesse pagine, custodi di tante storie, sono state utilizzate persino per alimentare il fuoco. Un gesto che, oltre a cancellare una memoria condivisa, rivela una sconcertante assenza di rispetto e di consapevolezza. E tutto questo è avvenuto a ridosso della sobria pineta di pino mugo che l’associazione Urri di Roma ebbe la lungimiranza di piantare nel 1972: un patrimonio ambientale che meriterebbe cura, tutela e riconoscenza, non incuria e oltraggi. La montagna non è una discarica, un bivacco non è un luogo da devastare e ciò che è di tutti non può essere trattato come se non appartenesse a nessuno», ammonisce l’alpinista. «Frequentare la montagna non significa soltanto percorrere sentieri, raggiungere una vetta o immortalare un panorama: significa, prima di tutto, rispettare l’ambiente, le strutture, la memoria e il lavoro di chi, nel tempo, si è impegnato per renderli fruibili a tutti. La libertà di vivere la montagna non può trasformarsi nella licenza di distruggerla. E chi non è capace di rispettare un luogo, la sua storia e il sacrificio di chi lo ha curato, forse dovrebbe interrogarsi sul significato stesso dell’essere montanaro. In mezzo a questo scenario di desolazione, resta ancora in piedi, quasi come una silenziosa testimonianza di resistenza, il nostro Tricolore. Non sappiamo per quanto ancora riuscirà a resistere all’incuria e all’ignoranza, ma la sua presenza assume un significato ancora più profondo: è il simbolo di un’Italia che non si arrende all’inciviltà, alla barbarie e alla prepotenza di chi distrugge ciò che non ha saputo costruire. Il degrado si può riparare, una struttura si può recuperare, ma il senso civico non s’improvvisa e il rispetto non si può imporre con un cartello. La montagna è patrimonio da custodire, non un bene da consumare. Chi l’ama davvero la protegge. Chi la devasta non ne ha compreso il valore».