Vandali devastano centro polifunzionale

Raid notturno nella struttura di Monticchio inaugurata ma mai entrata in funzione. Crocifissi divelti dai muri e spezzati
L’AQUILA. Il crocifisso è stato scaraventato a terra e fatto in mille pezzi. Quel che ne resta giace in mezzo a una delle ampie sale del centro polifunzionale di Monticchio, costato centinaia di migliaia di euro donati, dopo il sisma, alla comunità locale e raccolti grazie alla solidarietà dei lettori (oltre tremila) del Giornale di Brescia e al contributo di una serie di enti e Comuni lombardi. Sono almeno due volte che la furia dei “vandali” è penetrata in quest’edificio. Apparentemente non è stato rubato nulla. Chi si è intrufolato nottetempo forzando l’ingresso principale l’ha fatto per un solo scopo: sfasciare tutto. Lo “spettacolo” che si può vedere camminando fra gli ampi spazi è desolante. Centraline elettriche divelte, sedie rovesciate, scatoloni buttati qua e là, bottiglie vuote (birra gettata sulle pareti e sulla statua di una Madonna), vetri sparsi ovunque, estintori svuotati e il contenuto spruzzato sui letti a castello, l’altare mobile (una sala doveva servire anche come chiesa provvisoria) coperto di polvere e accantonato. Persino la foto dell’arcivescovo Giuseppe Petrocchi è stata staccata dal muro e abbandonata su un tavolo. Questo dentro. Fuori, l’erba alta ha quasi “seppellito” il parco giochi. Il campo per il calcetto è lì in attesa che qualcuno lo utilizzi. Quello che doveva essere uno dei fiori all’occhiello non solo per Monticchio, ma per tutto il circondario, è invece l’immagine del degrado più assoluto e che entra a far parte a pieno titolo dell’elenco – sempre più nutrito – delle tante “cattedrali nel deserto” costruite dopo il sisma grazie alla generosità degli italiani e che per burocrazia, ritardi, cavilli, difficoltà di gestione, indifferenza sono diventate le ennesime occasioni perse. Da risorsa si sono trasformate in problema (sarà difficile persino demolirle, anche volendo).
Fra meno di un anno, in occasione del decennale, molti di coloro che giunsero per dare una mano alla rinascita, torneranno per vedere a che punto è la situazione. Si accorgeranno che laddove c’è da prendere soldi e magari farci la cresta (ricostruzione privata) le cose vanno benino (soprattutto nel centro storico dell’Aquila). Tutto ciò che invece non è per le proprie tasche ma serve alla comunità (scuole, edifici pubblici, Duomo e altre chiese, strutture piccole e grandi) viene considerato un fastidio. Fino a quando erano gli altri a occuparsene tutto bene, poi abbandono e degrado. Il Centro polifunzionale è sorto su un terreno messo a disposizione dalla diocesi all’epoca guidata dall’arcivescovo Molinari. La struttura, costruita in poco più di un anno, fu inaugurata il primo dicembre 2012. In teoria era pronta a essere usata (e qualche volta lo è stata) ma in realtà i problemi (da alcune questioni amministrative fino alla mancanza di agibilità) si sono andati accumulando nel tempo. Le colpe? Sarebbe troppo facile “prendersela” con la diocesi che invece ha tutto l’interesse a far sì che le cose si mettano a posto per poi affidarla in gestione. In realtà ogni volta che si è stati sul punto di “partire” è spuntato il classico cavillo coi soliti tecnici-burocrati con codici e regolamenti in mano a trovare le scuse alla don Abbondio per non “celebrare” la vera inaugurazione. «Il Centro polifunzionale si estende su 630 metri quadrati, è tutto in legno, antisismico e avanzato sul piano energetico, con parcheggio, piastra esterna e area verde. Rappresenterà» fu detto durante la “finta” inaugurazione del 2012 «il suggello del legame che si è consolidato tra Brescia e la piccola comunità nei giorni dell’emergenza, che videro impegnati a Monticchio i volontari di Protezione civile della Leonessa. Sarà un esempio di infrastruttura sociale e un punto di riferimento per i giovani». “Un lungo applauso”, è scritto nelle cronache dell’epoca, “ha accompagnato il disvelamento della struttura: un grande auditorium, una foresteria, servizi domestici e sociali, la stanza del parroco e una moderna aula informatica”. Quell’applauso si è spento da un bel po’. Sostituito da un imbarazzato silenzio. Il tempo per salvare il salvabile c’è ancora. Ma bisogna fare presto. Prima che i vandali finiscano il loro lavoro.
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