Vasto incendio a Fonte Vetica, vigili del fuoco e protezione civile in azione

18 Ottobre 2026

Paura ieri in serata. Le operazioni riprendono oggi nella speranza che il fronte non sia degenerato

CASTEL DEL MONTE. Fiamme alte a Fonte Vetica, sulla piana di Campo Imperatore, a quota 1.632 metri. L’incendio è scoppiato nella prima serata di ieri e dalle prime informazioni pare aver interessato la stessa zona già colpita nel 2017 (nella foto), quando un’arrostata messa su da tre ragazzi – poi processati e condannati in Appello a scontare ognuno una pena di un anno e quattro mesi – andò fuori controllo mandando in fumo centinaia di ettari di bosco nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso. Sul posto i vigili del fuoco del comando provinciale dell’Aquila e gli operatori della Protezione civile, con i primi costretti però a ripiegare in attesa di riprendere le operazioni in mattinata, e i secondi rimasti in quota a sorvegliare il fronte per tutta la notte senza possibilità d’intervento, fatta eccezione qualora le fiamme dovessero arrivare a minacciare da vicino le abitazioni.

Troppo presto per poter stabilire l’origine del rogo. Solo una volta sotto controllo, si potrà appurare se si sia trattato del risultato di un gesto deliberato da parte di qualcuno. Da quanto riportato da chi era ieri sera sul campo, le fiamme si sarebbero propagate rapidamente, agevolate dai forti venti e dall’erba secca, che, complici le prime gelate, rappresentano un terreno più che fertile perché il fronte si allarghi in fretta. L’Abruzzo ripiomba dunque nella morsa degli incendi, dopo un agosto tra i più provanti per i soccorritori, costretti a dividere uomini e mezzi a seconda delle diverse aree simultaneamente interessate.

Oltre agli incendi sul monte Morrone, su cui sono tuttora in corso gli accertamenti della Magistratura, anche la provincia dell’Aquila fu sotto pressione sulle vette dei territori comunali di Rocca di Mezzo e Lucoli. Operazioni, in entrambi i casi complicate dal cosiddetto “effetto sigaro”, secondo cui le radici degli alberi fungevano da vere e proprie micce sotterranee capaci di far scoppiare nuovi focolai anche a decine di metri di distanza dal punto in cui si era riusciti a estinguere le fiamme.

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