Vecchi sì ma sempre attivi

Sono 15mila (21% dei residenti) e dal post-terremoto operano nel sociale
L’AQUILA. Solitudine, badanti, montagne di pillole da prendere a orari precisi, analisi, medici, televisione dalla mattina alla sera. E se va male male, casa di riposo. Spesso è questa l’idea che si ha della terza età. Una sorta di mondo a parte, fuori dalla realtà, ignorato e mal sopportato. Certo c’è pure questo ma i cosiddetti “anziani” oggi sono soprattutto altro. All’Aquila (il dato è di fine 2015) ce ne sono quasi 15.000 e rappresentano il 21 per cento del totale della popolazione. La gran parte di loro è in discreta salute e non ha nessuna voglia di farsi da parte. Ma da che età si è anziani? Per il Comune dell’Aquila bisogna avere superato i 65 anni. Se però incontri uno di quell’età e gli dai del “vecchio” il minimo che ti puoi aspettare è un pugno sul naso. Sta passando l’idea che si è ragazzi fino a 60 anni e poi si diventa (e si resta) giovani. Ma cosa fanno, che pensano, come organizzano il loro tempo libero, come spendono i loro soldi gli over 65? Il Comune dell’Aquila nei mesi scorsi ha fatto una operazione intelligente. Invece di aspettare che gli anziani andassero dal Comune è l’ente che è andato dagli anziani.
Solo nel territorio comunale dell’Aquila ci sono 13 centri sociali (dato 2015, oggi ce ne sono almeno un paio in più). Si tratta di strutture che hanno sedi, soci, dirigenti. Ci si riunisce, si discute, si valutano i problemi e si cerca di risolverli. Certo non tutti funzionano alla perfezione e i contrasti non mancano ma sono un importante punto di riferimento per le comunità. Tra l’altro il Comune dell’Aquila qualche mese fa ha modificato lo statuto tipo e ha deciso che ci si può iscrivere già a 60 anni e addirittura chi è in mobilità o in cassa integrazione può essere anche under 60. L’assessore di riferimento Emanuela Di Giovambattista (partita un po’ in sordina ma che invece sta facendo un buon lavoro) e il suo collega che si occupa di bilancio partecipativo, Fabio Pelini, hanno organizzato incontri (alla presenza dei cosiddetti facilitatori) con i soci dei centri sociali rivolgendo loro la “mitica” domanda che il braccio destro di Andreotti rivolgeva ai “clientes” del suo capo: “A fra’, che te serve”. E gli “anziani” hanno risposto in maniera precisa e dettagliata (la graduatoria delle principali richieste le trovate nella tabella in alto. Ah! Per evitare equivoci in questo caso favori e raccomandazioni non c’entrano. I risultati di questa sorta di indagine conoscitiva sono stati pubblicati sulla delibazione (parola un po’ misteriosa) numero 19 dell’undici novembre scorso e finita tre giorni fa sull’albo pretorio.
L’atto è firmato dal sindaco Massimo Cialente e dal segretario Carlo Pirozzolo ed è una sorta di impegno a finanziare in tutto o in parte gli interventi richiesti. In questa sede non conta tanto se il Comune tirerà fuori o meno i soldi (si sa che la politica spesso promette a vuoto) ma sono significative le priorità che gli anziani hanno evidenziato. Dopo il terremoto del 2009 sono stati proprio loro che hanno avuto i problemi maggiori: lontani dai luoghi natii, case – costruite con mille sacrifici – distrutte, una quotidianità stravolta, l’incubo, che a volte diventa certezza, che non vedranno mai la città ricostruita. E allora ecco la necessità di avere sedi adeguate per i centri sociali, arredarle, organizzare incontri, gite, momenti ricreativi. E poi centri sanitari di prossimità dove poter fare un prelievo di sangue senza fare file infinite, avere aiuti per orientarsi fra bollette e tasse, poter leggere un libro in tranquillità, frequentare un corso di ballo. E infine, a sorpresa ma non troppo, avere la disponibilità di computer dopo aver frequentato un corso di informatica o lezioni sull’uso dei telefonini di ultima generazione. Senza contare l’attenzione alla pulizia di giardini, aree pubbliche e quant’altro. Chissà se a curare la città ferita, ancor prima dei giovani, non saranno proprio gli anziani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

