«Via la polveriera da Monte San Cosimo»

Gli ambientalisti scrivono al sindaco per riformulare la loro proposta: «Smilitarizzare l’area per insediarvi un presidio di protezione civile»
PRATOLA PELIGNA. In Valle Peligna le decisioni di pochi possono influenzare la vita di molti. Una situazione mai risolta che va avanti da oltre 40 anni con al centro il deposito militare di Monte San Cosimo. Oltre 330 ettari di territorio tra Pratola Peligna e Sulmona di cui non è dato sapere la reale funzione. Un muro di gomma che ha neutralizzato le interrogazioni parlamentari e l'impegno dei comitati cittadini.
Quest'ultimi, di recente, hanno anche ottenuto una risposta ad una loro lettera indirizzata al presidente della Repubblica che in sostanza ha sollecitato gli organi competenti a provvedere sulla questione. Poca cosa rispetto alla storia del deposito che ani fa fu ritenuto obiettivo strategico da colpire da parte della Libia dell’ex leader Gheddafi e inserito negli elenchi dei siti idonei a stoccare materiale radioattivo da parte dell'Enea. Due elementi in grado di non far abbassare la guardia tanto che il Comitato dei cittadini della Valle Futura presieduta da Roberto Santilli, di recente ha sollecitato il sindaco di Pratola Peligna e presidente della Provincia Antonio De Crescentiis a farsi parte attiva per smilitarizzare il deposito.
La fine della servitù militare, inoltre, potrebbe aprire la strada ad una riconversione civile del deposito magari trasformandolo in un polo logistico regionale per la Protezione Civile. Il cambiamento potrebbe anche rappresentare un modo per rilanciare lavoro e occupazione nel territorio della Valle Peligna duramente colpito dalla crisi. Un passo importante per la zona, ma l'ostacolo principale resta proprio il mistero su cosa ci sia nei cunicoli di monte San Cosimo.
Un mistero che alimenta l'indignazione da parte delle persone e di parlamentari alcuni dei quali in attesa da oltre un anno che vengano fornite risposte chiare e definitive come nel caso della senatrice Paola Pelino.
Ma proprio la mancanza di risposte e il continuo silenzio da parte delle alte sfere dell'esercito inducono pensare che forse per le viscere del monte sono state già prese decisioni quantomeno impopolari. Scelte calate dall'alto e molto probabilmente prese da poche persone a discapito di un intero territorio. Per questo resta l'appello a una chiarezza e soprattutto al rispetto della gente del Centro Abruzzo che merita di sapere e poter essere artefice del proprio destino.
Ma il mistero resta. Tre anni fa il deputato Gianni Melilla chiese con un’interrogazione parlamentare, se «corrisponde al vero che nella polveriera di San Cosimo siano custodite armi convenzionali per il rifornimento delle forze armate del centro sud Italia e se vengano custoditi armamenti di altro tipo».
Nemmeno in quell’occasione si ebbe qualche esauriente chiarimento.
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