Vietate le nuove imprese Normativa ferma al 1999

Allarme dell’ingegnere Di Cintio: «Ad Avezzano niente cambi destinazione d’uso È impossibile il riutilizzo dei fabbricati vuoti, non così all’Aquila e a Sulmona»
AVEZZANO. Accesso “interdetto” alle imprese del terzo millennio nell’area del nucleo industriale di Avezzano. Il motivo? Il piano particolareggiato è rimasto indietro di quasi venti anni. Le norme tecniche di attuazione obsolete, infatti, bloccano qualsiasi passaggio di consegne tra i proprietari di vecchie industrie chiuse e le nuove forme di imprenditorialità moderne. Una carenza da sanare per consentire il riuso di quelle vecchie industrie destinate a diventare cattedrali nel deserto senza un ammodernamento delle norme. Innovazioni che, senza andare troppo lontano, sono realtà nei nuclei industriali di Sulmona e L’Aquila.
«Ad Avezzano», afferma l’ingegnere Sergio Di Cintio, incaricato da alcuni imprenditori locali per il cambio di destinazione d’uso di alcuni siti industriali dismessi, «siamo fermi al lontanissimo 1999. Con queste norme obsolete, il cambio destinazione d’uso per gli edifici esistenti non è consentito, quindi il riuso di questi contenitori vuoti, che potrebbe evitare la desertificazione del nucleo industriale, che sta avanzando, è di fatto impossibile. Con la revisione delle norme ferme a venti anni fa si potrebbero aprire le porte del nucleo industriale alle moderne forme di imprenditorialità, che non vengono annoverate fra quelle industriali classiche, ma che di fatto hanno una loro collocazione nell’area».
Per stimolare un passo in avanti sulle vecchie norme tecniche di attuazione del nucleo industriale di Avezzano, l’ingegner De Cintio ha bussato alla porta del presidente della provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, che ha già messo in agenda un tavolo di concertazione per la prossima settimana. Un primo passo per riscrivere le norme e adeguarle al terzo millennio.
«Il piano vigente non risponde più alle esigenze attuali delle aziende e della viabilità prevista rispetto a quella realizzata», sottolinea il tecnico, «se vogliamo rendere di nuovo attivo il nucleo industriale si deve tener conto della possibilità del cambio di destinazione d’uso, altrimenti abbiamo aziende che vogliono investire ma fabbricati vuoti inutilizzati. Seguendo questa rotta si andrà nella direzione della legge nazionale sulla riduzione del consumo di suolo, tenendo presente che l’area è già urbanizzata e dotata di tutte le infrastrutture e servizi indispensabili, come acqua, luce e gas. Gestire il territorio mediante pianificazione e progettualità mirata, mediante il riuso di fabbricati esistenti e lo sviluppo delle aree non costruite, porta ad azioni lungimiranti per la crescita della città di Avezzano».
Norme da adeguare, quindi, per il rilancio del nucleo industriale di Avezzano, rimasto fermo al 1999, mentre le aree industriali di L'Aquila e Sulmona viaggiano al passo con i tempi e, con il recepimento della legge regionale del 2012, beneficeranno anche delle premialità e degli incentivi previsti: le ultime innovazioni di legge per i piani regolatori territoriali dell’Aquila (il vecchio risaliva al 2011) e Sulmona (adottato dal consiglio provinciale a giugno 2017) sono state approvate dall’amministrazione provinciale a gennaio del 2018, mentre ad Avezzano le norme che regolano la “vita delle aziende” sono rimaste indietro a venti anni fa.
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