«Vogliamo pregare per il boss» Ma la polizia blocca le tre suore

La vicenda è avvenuta martedì all’obitorio del San Salvatore, poco dopo il decesso di Messina Denaro Le religiose di Tagliacozzo: «Sappiamo benissimo chi è, ma ogni anima ha diritto di essere salvata»
L’AQUILA. Raggiungono l’obitorio dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila per pregare davanti alla salma di Matteo Messina Denaro, ma la polizia non le fa entrare. Protagonista della vicenda sono tre monache benedettine di clausura del monastero dei Santi Cosma e Damiano di Tagliacozzo. Le suore hanno confermato di voler «pregare per lui, malgrado tutto», perché «è pur sempre un figlio di Dio».
Il tutto è avvenuto martedì mattina, poche ore prima della partenza della salma del boss dall’Aquila verso il cimitero di Castelvetrano, in Sicilia, dove è arrivata ieri per la sepoltura. All’ospedale l’ex superlatitante era tornato ad agosto, quando le cure che riceveva nel carcere di Preturo per il suo tumore al colon non potevano bastare più. Messina Denaro è deceduto nella struttura sanitaria nella notte tra domenica e lunedì, dopo essere entrato in coma.
Madre Donatella, suor Emanuela e suor Teresa Benedetta sono invece arrivate intorno alle 11 di martedì al San Salvatore per una visita oculistica a cui doveva sottoporsi la più anziana, superiora del convento.
Dopo la visita, prima di uscire dalla struttura sanitaria, hanno raggiunto l’obitorio: «Sapevamo che c’era la salma di Matteo Messina Denaro e volevamo pregare per lui, malgrado tutto. La polizia però non ci ha fatto entrare», raccontano, dicendo di non sapere che era in programma l’autopsia sul corpo del boss mafioso e che l’ospedale è rimasto blindato per quasi due mesi.
«Sappiamo benissimo chi è stato e i reati che ha commesso, ma è pur sempre un figlio di Dio. Gli è stato negato il funerale religioso, va bene. Ma ricordatevi che ogni anima ha diritto ad essere salvata», hanno concluso.
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