«È giusto prevenire, ma niente panico»

4 Gennaio 2017

Parola all’esperto/ Il primario di Malattie infettive all’Aquila: il caso di Sulmona non può essere trasmesso

L’AQUILA. Febbre, cefalea, rigidità nucale e alterazioni dello stato di coscienza ai quali si possono associare vomito, fotofobia, fonofobia. Sono i sintomi classici della meningite, malattia tornata sotto i riflettori dopo i circa 70 casi che si si sono verificati in Toscana tra il 2015 e il 2016, causati dal meningococco. Anche in Abruzzo un episodio è stato segnalato a Sulmona, ma l’agente infettivo che ha causato la malattia è lo pneumococco.

Secondo il dottor Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive del San Salvatore dell’Aquila, le vicende abruzzesi non sono in alcun modo sovrapponibili a quelle toscane.

Dottore, qual è la situazione in Abruzzo?

«Allo stato attuale non risulta che ci sia un aumento significativo dei casi di meningiti batteriche. Ogni anno in Italia si verificano circa mille casi di meningite, di cui 200 riconducibili al temibile meningococco. Nel nostro reparto, tra meningiti ed encefaliti, mediamente vediamo 10-15 casi l’anno. Al momento non ci risulta un aumento dell’incidenza».

E per Sulmona?

«È il classico caso di meningite batterica da pneumococco, quella che vediamo più frequentemente nei nostri reparti, difficilmente trasmissibile da uomo a uomo».

In Abruzzo come si sta affrontando la questione delle vaccinazioni?

«Non essendoci stati aumenti significativi, la vaccinazione per il ceppo meningococcico “B” dovrebbe essere a pagamento. So che c’è stata una proposta, approvata in commissione sanità, presentata dal consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci per renderla gratuita. Il costo si aggirerebbe sul milione di euro».

Quanti e quali sono i ceppi infettivi?

«E’ il meningococco, in tutti i suoi vari ceppi (A, B, C, W, Y). Per il ceppo B, quello che provoca la meningite fulminante, la vaccinazione è a pagamento. Mi risulta che il costo oscilli tra gli 80 e i 130 euro».

Lei che cosa consiglia?

«Sono un convinto fautore delle vaccinazioni, tant’è che mio figlio è stato rivaccinato l’agosto scorso. È dimostrato che le vaccinazioni servono. Da quando è stato introdotto il vaccino contro l’Haemophilus influenzae, c’è stato un crollo dei casi in età pediatrica».

Che cosa deve fare chi volesse vaccinarsi?

«Dovrebbe parlarne con il proprio medico o lo specialista infettivologo, poi prenotarsi all’ufficio vaccinazioni Asl. In Italia c’è stato un aumento della richiesta di vaccinazioni, legato alla paura del contagio. È giusto tenere alta guardia, ma non bisogna ingenerare il panico, né speculazioni. In caso di contagio, è molto importante intervenire tempestivamente con la terapia antibiotica. La raccomandazione, se si hanno segni o sintomi sospetti, è di rivolgersi immediatamente al medico. Molta attenzione, ma niente panico».

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