«È un progetto che funzionerà» «Il collegio unico ci penalizza»

I presidenti delle province di Pescara, L’Aquila, Chieti e Teramo analizzano la riforma di Marsilio Non è unanime l’idea di rimuovere la ripartizione territoriale, più consensi sulle tre preferenze
FRANCESCO MENNA
(PD, ProVINCIA CHIETI )
1)«Sono contrario al collegio unico e condivido pienamente il pensiero espresso qualche giorno fa dal consigliere regionale Silvio Paolucci (intervistato dal Centro lo scorso 29 ottobre, ndr). Credo che sia penalizzante perché si favorirebbero le aree più densamente popolate rispetto alle aree interne. Il secondo motivo, invece, è che aumenterebbero i costi della politica. I candidati, inoltre, dovrebbero svolgere la campagna elettorale su un territorio ben più ampio e, quindi, con uno spreco di energie e risorse ingenti e si andrebbero a favorire i “ricchi”, cioè la politica la farebbe solo chi ha le risorse per sostenere le varie spese, visto che si dovrebbero coprire un collegio molto più ampio».
2)«Non mi sembra che allargando le liste si riesca ad avere una maggiore copertura. È una proposta cucita addosso a chi detiene oggi il potere e lo deve conservare».
3)«Secondo me si vanno a conservare delle questioni di potere e di segreteria, anziché promuovere veramente il tema importante della parità di genere, dando così ai cittadini la possibilità di esprimere un voto sincero e sereno».
4)«Sembra una trovata fatta apposta per indurre le compagini politiche a scomporsi pur di conservare un posto in consiglio regionale. Secondo me non è una cosa onesta, perché il Consiglio deve essere lo specchio del voto degli elettori. Non si può mettere a disposizione una sedia a chi non ha preso i voti e viene “paracadutato” dall’alto».
5)«Non è assolutamente una priorità. Le priorità sono altre come il lavoro, il caro bollette, la sfida delle infrastrutture, la gestione dei rifiuti e la sanità. Invece si pensa a battibeccare su questa legge elettorale per distogliere l’attenzione dai veri problemi e aumentare i costi della politica».
Angelo Caruso
(Fratelli d’italia,
PROVINCIA L’AQUILA)
1)«Ci sono pro e contro. Un dubbio sorge sulle possibili criticità che si svilupperebbero sulle zone più fragili. Dall’altro canto, però, ci sarebbe maggiore capacità rappresentativa rispetto ad un territorio che ha bisogno di essere integrato e non suddiviso».
2)«Credo che sia relativo. Ci sarebbe una maggiore competizione, ma senza l’impoverimento o il rafforzamento di alcuno».
3)«Tutto dipende da come si costituiscono le liste e se la ripartizione di lista nel rapporto uomo-donna incide sulla preferenza. Quello che non si è chiarito riguarda la composizione della lista, ovvero se la quota donna è quella obbligatoria, però minoritaria rispetto all’uomo. Se è equilibrata, allora le tre preferenze ci possono anche stare in futuro».
4)«Sarei d’accordo. Chi viene candidato a presidente viene sempre valutato dai partiti, rappresenta una fetta di elettorato e avrebbe diritto di accedere allo scranno regionale».
5)«Sì, ma insieme ad altre importanti priorità».
Ottavio De Martinis
(Lega, PROVINCIA PESCARA)
1)«Sì, sono favorevole. In questo modo si andrebbe a ragionare sul territorio in maniera più ampia, con maggiore capillarità e consentirebbe anche di contenere le spese elettorali».
2)«A questa domanda al momento non saprei rispondere, perché vorrei approfondire meglio il progetto di riforma elettorale».
3)«Quella proposta è una formula elettorale già utilizzata per le elezioni Europee e ha sempre dato dei buoni risultati. Se inserita nel collegio unico, concede spazio a più candidati con una condivisione territoriale molto più ampia».
4)«Anche in questo caso sono d’accordo perché il progetto di riforma elettorale tende a garantire la massima rappresentanza ed è importante pure ai fini della governabilità».
5)«Da sindaco di Montesilvano e presidente della provincia di Pescara ritengo che vi siano altre le priorità, tuttavia non vedo nulla di male nel lavorare ad una riforma elettorale».
Diego Di Bonaventura
(centrodestra,
PROVINCIA TERAMO)
1)«Il collegio unico svantaggia sicuramente le realtà più piccole. Chi abita nelle aree interne e nelle città più piccole sicuramente parte con un gap maggiore rispetto a coloro che risiedono nelle città capoluogo».
2)«Da 30 a 45 candidati in lista varia ben poco e, secondo me, l’effetto potrebbe essere irrilevante»
3)«Sono d’accordo perché ci fa adeguare al modello delle elezioni Europee».
4)«Anche in questo caso sono d’accordo, perché garantisce al candidato che ha corso e al suo elettorato, una rappresentanza in consiglio regionale».
5)«In questa circostanza non è una priorità, visto il momento che stiamo vivendo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
(PD, ProVINCIA CHIETI )
1)«Sono contrario al collegio unico e condivido pienamente il pensiero espresso qualche giorno fa dal consigliere regionale Silvio Paolucci (intervistato dal Centro lo scorso 29 ottobre, ndr). Credo che sia penalizzante perché si favorirebbero le aree più densamente popolate rispetto alle aree interne. Il secondo motivo, invece, è che aumenterebbero i costi della politica. I candidati, inoltre, dovrebbero svolgere la campagna elettorale su un territorio ben più ampio e, quindi, con uno spreco di energie e risorse ingenti e si andrebbero a favorire i “ricchi”, cioè la politica la farebbe solo chi ha le risorse per sostenere le varie spese, visto che si dovrebbero coprire un collegio molto più ampio».
2)«Non mi sembra che allargando le liste si riesca ad avere una maggiore copertura. È una proposta cucita addosso a chi detiene oggi il potere e lo deve conservare».
3)«Secondo me si vanno a conservare delle questioni di potere e di segreteria, anziché promuovere veramente il tema importante della parità di genere, dando così ai cittadini la possibilità di esprimere un voto sincero e sereno».
4)«Sembra una trovata fatta apposta per indurre le compagini politiche a scomporsi pur di conservare un posto in consiglio regionale. Secondo me non è una cosa onesta, perché il Consiglio deve essere lo specchio del voto degli elettori. Non si può mettere a disposizione una sedia a chi non ha preso i voti e viene “paracadutato” dall’alto».
5)«Non è assolutamente una priorità. Le priorità sono altre come il lavoro, il caro bollette, la sfida delle infrastrutture, la gestione dei rifiuti e la sanità. Invece si pensa a battibeccare su questa legge elettorale per distogliere l’attenzione dai veri problemi e aumentare i costi della politica».
Angelo Caruso
(Fratelli d’italia,
PROVINCIA L’AQUILA)
1)«Ci sono pro e contro. Un dubbio sorge sulle possibili criticità che si svilupperebbero sulle zone più fragili. Dall’altro canto, però, ci sarebbe maggiore capacità rappresentativa rispetto ad un territorio che ha bisogno di essere integrato e non suddiviso».
2)«Credo che sia relativo. Ci sarebbe una maggiore competizione, ma senza l’impoverimento o il rafforzamento di alcuno».
3)«Tutto dipende da come si costituiscono le liste e se la ripartizione di lista nel rapporto uomo-donna incide sulla preferenza. Quello che non si è chiarito riguarda la composizione della lista, ovvero se la quota donna è quella obbligatoria, però minoritaria rispetto all’uomo. Se è equilibrata, allora le tre preferenze ci possono anche stare in futuro».
4)«Sarei d’accordo. Chi viene candidato a presidente viene sempre valutato dai partiti, rappresenta una fetta di elettorato e avrebbe diritto di accedere allo scranno regionale».
5)«Sì, ma insieme ad altre importanti priorità».
Ottavio De Martinis
(Lega, PROVINCIA PESCARA)
1)«Sì, sono favorevole. In questo modo si andrebbe a ragionare sul territorio in maniera più ampia, con maggiore capillarità e consentirebbe anche di contenere le spese elettorali».
2)«A questa domanda al momento non saprei rispondere, perché vorrei approfondire meglio il progetto di riforma elettorale».
3)«Quella proposta è una formula elettorale già utilizzata per le elezioni Europee e ha sempre dato dei buoni risultati. Se inserita nel collegio unico, concede spazio a più candidati con una condivisione territoriale molto più ampia».
4)«Anche in questo caso sono d’accordo perché il progetto di riforma elettorale tende a garantire la massima rappresentanza ed è importante pure ai fini della governabilità».
5)«Da sindaco di Montesilvano e presidente della provincia di Pescara ritengo che vi siano altre le priorità, tuttavia non vedo nulla di male nel lavorare ad una riforma elettorale».
Diego Di Bonaventura
(centrodestra,
PROVINCIA TERAMO)
1)«Il collegio unico svantaggia sicuramente le realtà più piccole. Chi abita nelle aree interne e nelle città più piccole sicuramente parte con un gap maggiore rispetto a coloro che risiedono nelle città capoluogo».
2)«Da 30 a 45 candidati in lista varia ben poco e, secondo me, l’effetto potrebbe essere irrilevante»
3)«Sono d’accordo perché ci fa adeguare al modello delle elezioni Europee».
4)«Anche in questo caso sono d’accordo, perché garantisce al candidato che ha corso e al suo elettorato, una rappresentanza in consiglio regionale».
5)«In questa circostanza non è una priorità, visto il momento che stiamo vivendo».
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