«57mila euro di tangenti». Medico sospeso

8 Luglio 2016

Robuffo, esperto di sicurezza sul lavoro della Asl, accusato di corruzione: ispezionava le ditte e le affidava a consulenti amici

PESCARA. Ai poliziotti della squadra mobile di Pescara ha raccontato che ha scoperto tante irregolarità nelle ditte ispezionate perché è un tipo «particolarmente scrupoloso» e con un’«elevata competenza» maturata in 25 anni di sopralluoghi nelle aziende pescaresi. La squadra mobile, però, non gli ha creduto e, finora, non gli hanno creduto nemmeno due pm, Anna Rita Mantini e Gennaro Varone, e il giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea: quelle contestazioni sono considerate «pretestuose». Secondo l’accusa, il medico della Asl Giorgio Robuffo, 60 anni, originario di Bucchianico e residente a Montesilvano, esperto di sicurezza del lavoro, ha indotto i titolari di diverse aziende controllate dopo infortuni sul lavoro a rivolgersi a una società di consulenza della quale era socio occulto per ottenere denaro. L’indagine – partita da un esposto anonimo del 2014, una lettera circostanziata e corredata di foto – riguarda il periodo compreso tra il 2011 e il 2014.

Soldi sui conti. Al centro dell’inchiesta ci sono 57 mila euro che la Mobile, guidata dal dirigente Pierfrancesco Muriana, ha trovato su due conti correnti intestati ai due figli di Robuffo. Il medico è indagato per corruzione insieme ai titolari della International Work di Montesilvano, Mirco Rulli, 40 anni di Montesilvano, e Maurizio D’Alleva, 45 anni di Orsogna. Ieri, alla Asl, è stato perquisito l’ufficio di un collega di Robuffo che non è indagato. Perquisito anche lo studio di un altro medico, anche lui non indagato.

Sospeso per 6 mesi. Robuffo è stato sospeso dal servizio per 6 mesi: per l’accusa, ha «piegato a interessi personali» la sua attività professionale. Secondo il gip, il comportamento di Robuffo è sfociato anche nella concussione: «Robuffo», scrive Sarandrea sull’ordinanza di sospensione dal servizio, «ha strumentalizzato il proprio ufficio al fine di garantire profitti economici imponendo alle parti offese un comportamento nella sostanza obbligato al fine di evitare conseguenze anche gravi sul piano aziendale dovute alla mancata approvazione dei programmi di sicurezza». L’accusa ritiene che senza passare dalla ditta di Rulli e D’Alleva, le aziende ispezionate non avrebbero mai risolto i loro problemi e i piani per la sicurezza sarebbero stati sempre bocciati.

Le ditte coinvolte. Tra le vittime ci sono un panificio di Villa Raspa di Spoltore, un ingrosso di abbigliamento sportivo a Pianella, una macelleria di Pianella, una camiceria di Cepagatti, un'officina di Montesilvano e una ditta edile di Pescara: in tre casi, gli imprenditori si sono piegati alle direttive del funzionario; negli altri tre casi si sono rifiutati per le tariffe troppo alte praticate dalla International Work di Montesilvano. E, dice l’accusa, che il costo della corruzione è spalmato sulle vittime: a fronte di un documento di valutazione del rischio pagato 800 euro a un altro professionista di sicurezza del lavoro, la International Work avrebbe voluto 4 mila euro. Soldi che un imprenditore “fortunato” non ha voluto sborsare: in questo caso, Robuffo ha approvato il piano dell’azienda ma, secondo l’accusa, l’ha fatto solo perché ha collaborato con un’altra dottoressa «non potendo forzare oltremodo la situazione».

L’indagine va avanti. Con i tre casi scoperti e gli altri tre rimasti soltanto tentativi, la Mobile ritiene per ora di aver scoperchiato un vaso ancora più grande: dalla International Work sono partiti due bonifici, uno da 30 e l’altro da 27 mila euro, per i figli di Robuffo e queste cifre, dice l’accusa, potrebbero essere pagamenti illeciti di altri casi visto che il totale delle consulenze affidate dalle tre vittime ammonta solo a quasi 25 mila euro. Robuffo ha spiegato che quei pagamenti non sono tangenti ma compensi per l’attività svolta dai figli per conto di un altro ente di sicurezza del lavoro.

Dipendente testimone. Ma per la Mobile, non esistono contratti tra i figli di Robuffo, l’International Work e l’altro ente: un dipendente della ditta di Rulli e D’Alleva ha raccontato di aver visto qualche volta in sede il figlio di Robuffo a scaricare «prodotti per ambienti sanitari e carta per stampanti». L’indagine andrà avanti e la Mobile lancia un appello agli imprenditori affinché escano allo scoperto per denunciare altri presunti episodi.

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