8 marzo: sciopero di tutte le donne

Il movimento “Non una di meno” promuove una manifestazione in centro
PESCARA. Vestite di nero, con un solo punto di colore addosso, il fucsia. In strada con fischietti, pentole, padelle, cucchiai. Per essere rumorose, per farsi sentire. Sono queste le modalità dello sciopero delle donne che, non a caso, si svolgerà l’8 marzo e vedrà scendere in piazza, a Pescara, tutte coloro che si riconoscono nel movimento “Non una di meno”, nato in Sud America. L’appuntamento è fissato alle 16 in piazza della Repubblica dove prenderà il via un corteo che raggiungerà largo Mediterraneo, passando per corso Umberto, e poi tornerà indietro per fermarsi a piazza Sacro Cuore, dove saranno enunciati gli otto punti che racchiudono le motivazioni dello sciopero e ci saranno degli interventi.
«Ci aspettiamo una grande partecipazione», dice entusiasta Loredana Di Paola una delle attiviste che sta promuovendo sciopero e corteo. Non mancano le perplessità sulla riuscita dell’astensione dal lavoro ma l’intenzione è di non svolgere alcun tipo di attività, l’8 marzo, «neanche in casa», per poi scendere in piazza insieme agli studenti (ha aderito anche il Collettivo studentesco).
Di motivi per cui aderire ce ne sono tanti, sostiene “Non una di meno” che sarà protagonista dell’8 marzo anche a Lanciano, dove è stato organizzato un altro corteo. Si chiede che «i centri antiviolenza non vengano trasformati in servizi assistenziali ma restino spazi laici ed autonomi di donne da coinvolgere attivamente nell’elaborazione di ogni iniziativa di contrasto alla violenza». Viene sollecitata, poi, l’applicazione della Convenzione di Istanbul contro «ogni forma di violenza maschile sulle donne» che devono beneficiare di «misure di protezione immediata», e viene chiesto il riconoscimento dell’«aborto libero sicuro e gratuito e l’abolizione dell’obiezione di coscienza». Tra le priorità anche «un salario minimo eurpeo, un welfare per tutte e tutti, organizzato a partire dai bisogni delle donne, che ci liberi dall’obbligo di lavorare sempre di più». Un “no” alla «violenza delle frontiere, ai Centri di detenzione, alle deportazioni che ostacolano la libertà delle migranti, al razzismo istituzionale che sostiene la divisione sessuale del lavoro. I permessi di soggiorno devono essere incondizionati». E poi ancora «l’educazione delle differenze va praticata dall’asilo nido all’università», vanno «costruiti spazi politici e fisici transfemministi e antisessisti» e va rovesciata l’immagine di donne «vittime compiacenti e passive».
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