A 23 anni rilancia l’edicola a Pescara: «Atto d’amore, la fatica scompare»

22 Febbraio 2026

Ha salvato la storica attività ai Colli che rischiava di sparire lo scorso settembre e l’ha rimessa a nuovo: «I distributori ignorano le nostre richieste, per salvare il mestiere serve comunicare con gli editori»

PESCARA. «Nessun atto di eroismo. Sto solo facendo quello che amo e, quando c’è passione, la fatica scompare». Nel momento in cui Deborah Trignani solleva la saracinesca della sua edicola a Pescara Colli, accanto alla chiesa della Madonna dei Sette Dolori, sembra di entrare in un piccolo mondo che resiste. Ha 23 anni, è l’edicolante più giovane di Pescara e ha acquistato questo chiosco lo scorso settembre, subito dopo la maturità classica, scegliendo di scommettere sul luogo dove, per oltre quarant’anni, l’edicolante Maria Corvacchiola ha venduto giornali e parole ai residenti della zona.

Deborah, come è nata l’idea di prendere in gestione questo chiosco in un momento di forte crisi per il settore?

«Sapevo che l’edicola era in vendita e che, prima o poi, se la vecchia titolare non avesse trovato qualcuno disposto a rilevarla, avrebbe chiuso. Così, intorno ad aprile dell’anno scorso, sono venuta qui e ho iniziato un periodo di prova».

Ma cosa l’ha spinta a intraprendere questa strada?

«Diciamo che i miei progetti di vita erano cambiati: avevo studiato, poi le cose hanno preso un’altra direzione e non sapevo bene cosa fare. C’è stata questa occasione e mi sono detta: “Proviamo”».

Dopo il passaggio di chiavi, quali modifiche ha apportato?

«Ho cambiato tutto. Quest’estate ho impiegato un mese intero per pulirla completamente ed è stato molto impegnativo: abbiamo tolto lo sporco accumulato in cinquant’anni, tutto a mano».

Si può dire che il suo è stato un atto di coraggio?

«Non mi sento di aver fatto un miracolo, anche se l’edicola aveva perso molta clientela per mancanza di affidabilità da parte della proprietaria che, per 3 anni, ha sostituito la Corvacchiola».

Da qui è nata la decisione di aprire una pagina Instagram?

«Alcuni clienti mi contattano o vengono in edicola per dirmi che hanno visto qualcosa sui social. Le visualizzazioni arrivano anche da persone che non conosco, quindi direi di sì, qualcosa sta funzionando. Secondo me, però, con un’edicola il rapporto deve restare dal vivo».

Quindi non pensa di creare anche un canale di vendita online?

«Sì, sto creando un sito web. Al momento non è ancora pronto, ma dovrebbe esserlo tra circa un mese: funzionerà sia come vetrina, per raccontare la nostra storia e mostrare i prodotti, sia come canale di vendita».

Oltre alla presenza social, cosa serve per dare una seconda vita a questo mestiere?

«Abbiamo bisogno di una comunicazione tra case editrici, distributori ed edicole, che al momento non si parlano. Ognuno pensa ai propri interessi e a rimetterci sono gli edicolanti».

Cosa intende?

«Capita spesso che vengano distribuite quantità sbagliate di prodotti: a volte ricevo una sola copia di qualcosa che potrei vendere in 10, e devo andare in giro per altre edicole a recuperare le altre. Inoltre, la principale agenzia di distribuzione ha introdotto una nuova tassa per l’utilizzo del sito».

Ovvero?

«È una versione “business” a pagamento: circa 45 euro al mese. Senza questa versione, non hai più accesso a funzioni fondamentali, come vedere le immagini dei prodotti. Di fatto sei costretta a pagare per poter lavorare in modo decente, ma non è solo questo a mancare...».

Si riferisce agli incentivi?

«Sì, con troppe tasse diventa tutto più difficile. Però, oltre agli incentivi, anche l’edicolante dovrebbe voler modernizzare la propria attività perché non può andare avanti soltanto con riviste e quotidiani».

E le piattaforme social?

«Aiuterebbero molto di più se funzionasse la rete di distribuzione. Secondo me è quello il problema principale: puoi avere un canale per vendere, ma se i prodotti non ti arrivano o devi ordinarli direttamente dalle case editrici, diventa complicato».

Secondo alcuni edicolanti il problema è che non si trovano giovani che vogliono intraprendere questo mestiere. Perché succede?

«Perché l’edicola non viene percepita come un settore “da giovani”. L’idea resta legata al quotidiano e viene vista come un’attività “da persone anziane”. Inoltre, se non ci sono sostegni economici, non ha senso acquistare un’edicola che non rende: non tutti possono permettersi di investire in un’attività in difficoltà».

E quale sarebbe l’esca definitiva?

«Se un bambino cresce davanti a cellulare e videogiochi senza scoprire la carta, non acquisirà mai quell’abitudine. Bisogna incentivare i giovani fin da piccoli. Anche a scuola si usano sempre più strumenti tecnologici, spesso in sostituzione e non come supporto. È una crisi generale».

Secondo lei siamo al punto di non ritorno?

«Ormai sento persino persone di 50-60 anni – che hanno sempre letto il giornale cartaceo – dire che negli ultimi anni si informano solo online. Se perde l’abitudine chi lo faceva da sempre, come può acquisirla chi è nato in un mondo completamente diverso?».