«A casa ci sono meno costi e rischi» «Ma così i rapporti sono azzerati»

PESCARA. Dalla fine del lockdown, la struttura di Confindustria Chieti Pescara, che conta 24 dipendenti, ha lasciato ai propri impiegati la libertà di scelta nel proseguire o no l'attività di smart...
PESCARA. Dalla fine del lockdown, la struttura di Confindustria Chieti Pescara, che conta 24 dipendenti, ha lasciato ai propri impiegati la libertà di scelta nel proseguire o no l'attività di smart working. C'è chi ha fatto rientro in ufficio fin dai primi giorni di riapertura e chi, ancora oggi, prosegue in una commistione tra lavoro agile e in presenza.
SMART WORKING Laura Federicis, responsabile delle relazioni con i media, ha deciso di proseguire nella modalità di smart working per tre giorni a settimana e rientrare in ufficio per due, garantendo massima flessibilità in caso di riunioni o eventi che richiedano la presenza fisica. «Da donna, madre e moglie e vivendo fuori Pescara», dice Federicis, «sono molti i vantaggi che mi hanno indotto a questa scelta. Oltre innanzitutto all’esigenza di ridurre i rischi, legati al contagio, sfruttare la modalità di smart working mi consente anche un abbattimento di costi e tempi legati agli spostamenti quotidiani Pineto-Pescara per raggiungere la sede di lavoro. Tutto questo è stato possibile grazie all’organizzazione che esisteva in Confindustria già da prima. Tecnologicamente», chiarisce la responsabile della comunicazione della struttura «avevamo già gli strumenti adatti per lavorare ovunque. Ma, cosa più importante, eravamo già dotati di una serie di processi su come lavorare insieme agli altri per produrre l'output finale associativo. La struttura, inoltre, è stata disponibile a cambiare il tipo di relazione e di comunicazione con la mia figura, adattandosi a quella a distanza. È stato anche predisposto un protocollo preciso con disposizioni interne, che ha agevolato la distinzione tra vita lavorativa e privata».
IN PRESENZA Segretario Ance Chieti-Pescara e responsabile protezione dati di Confindustria Chieti-Pescara, Maurizio Rossetti ha scelto di rientrare in sede fin dai primi giorni di maggio. «Fermo restando che il concetto dello smart working rappresenta il nostro futuro, ho reputato necessario il rientro in ufficio principalmente per questioni logistiche», afferma. «Credo che il lavoro agile porti con sé i vantaggi di una organizzazione più funzionale anche a livello personale, ma ritengo che il contatto relazionale sia un tassello importante per il raggiungimento degli obiettivi. Quella dello smart working», dice il funzionario, padre di tre figli di 21, 24 e 25 anni, «è stata un'esperienza di crescita lavorativa. Tuttavia è una situazione che ci ha colto di sorpresa e che ha reso necessaria un'organizzazione degli spazi in casa, che potesse permettere una fluida conciliazione tra vita privata e lavoro. Nel momento in cui c'è stata la possibilità di rientrare non ho esitato, ma non perché contrario per principio al lavoro agile, ma per delle necessità logistiche e principalmente per riacquisire un confronto diretto dettato dall'aspetto relazionale tra colleghi, con utenti e associati». (m.pa.)

