A Pescara 380mila euro per la fusione con Chieti

14 Maggio 2015

Il presidente Becci: «Tanti vantaggi dall’unificazione che si concluderà in 18 mesi e consentirà di tagliare la tassazione. Nella nostra sede solo prepensionamenti»

PESCARA. Il processo di accorpamento tra le Camere di commercio di Chieti e Pescara sarà completato tra 18 mesi al massimo, ma subito a Pescara arriveranno 380mila euro di bonus da spendere immediatamente per aver avviato il processo di fusione nei tempi stabiliti dal ministero. I vantaggi dell’unificazione dei due enti, dopo una parabola durata 151 anni e segnata da divisioni campanilistiche e logiche territoriali fin troppo marcate, non finiscono qui. Sulla lunga durata, ossia al termine del periodo di tre o quattro anni necessari per andare a regime, la stima è arrivare a un risparmio di circa 1 milione di euro tondi. Un gruzzoletto niente male che consentirà alle 95.397 imprese iscritte, di cui 42.397 nel capoluogo adriatico e circa 53mila in quello teatino, di tagliare di netto la tassazione: il 35 per cento in meno solo per il primo anno, che sale al 40 per cento nel 2016 e al 50 per cento nel 2017.

«La fusione avrà solo vantaggi e nessuno svantaggio», sottolinea il presidente della Camera di commercio di Pescara Daniele Becci, sponsor numero uno di quella riforma strutturale del sistema camerale italiano fortemente voluta dal governo Renzi, «al momento abbiamo tutti gli organi doppi: due consigli, due giunte, due presidenti e via dicendo. Invece con una governance unica ci saranno risparmi considerevoli per le spese generali e organizzative. Occorrerà però mostrare una grande maturità in quanto le grandi scelte andranno fatte sul piano della riorganizzazione delle strutture: con il presidente Roberto Di Vincenzo ci dovremo incontrare per individuare la soluzione adatta da sottoporre poi ai nostri due enti».

Il primo guadagno, in termini economici, è il trasferimento dallo Stato di una somma pari a 380mila euro di liquidi da spendere subito. Ma il bonus è valido esclusivamente per Pescara che ha bruciato tutti sul tempo, mentre Chieti ha votato l’unificazione solo lunedì scorso. «La delibera di consiglio che ha dato il via all’accorpamento», spiega Becci, «è stata approvata a febbraio, quindi nei tempi previsti dal ministero. Questo ci permetterà di accedere a un premio che non è di poco conto e che sarà impiegato per iniziative a cui potranno accedere anche le imprese teatine. Il voto di lunedì consentirà al ministero dell’Interno di avviare l’iter per il rinnovo degli organi. Siamo abbastanza avanti rispetto agli amici di Teramo e L’Aquila che non hanno ancora avviato l’unificazione».

In base alla riforma approvata dal governo a fine aprile, gli enti camerali in Italia dovranno scendere a 60 e ci sarà l’obbligo di avere almeno 80mila aziende iscritte. In Abruzzo alla fusione di Pescara con Chieti dovrà seguire quella di Teramo con L’Aquila. «Mettersi insieme ci farà risparmiare parecchio», prosegue Becci, mostrandosi sereno anche per la scelta di tenere la sede dell’organismo unitario a Chieti. «Questo non comporterà alcun problema per Pescara», specifica, «poiché questa struttura non sarà dismessa. Ci tengo a precisare che non sarà mandata la gente a casa, ma ci saranno misure per incentivare i prepensionamenti. Stimiamo di portare a termine l’accorpamento in un anno o al massimo 18 mesi, ma per andare a regime occorreranno tra i tre e i quattro anni. I tempi lunghi non ci fanno paura poiché le due Camere godono di ottima salute e, al termine di questa fase, avremo 1 milione di euro di risparmi».

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