A rischio i no vax 60enni

7 Dicembre 2021

Secondo gli esperti un non vaccinato ha 9 possibilità in più di morire per Covid

PESCARA. In media ha circa 60 anni di età e non ha ricevuto nemmeno una dose del vaccino anti-Covid: è questo l’identikit del cittadino italiano che più finisce ricoverato in area medica o in terapia intensiva. Lo dice chiaro e tondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, che non scrive opinioni, ma mostra numeri reali.
Più in generale, mettendo insieme tutte le fasce di età, i no vax, nonostante siano molti di meno rispetto ai vaccinati, sono quelli che più si contagiano, più finiscono in ospedale e più hanno conseguenze gravi, che possono portare alla rianimazione e al decesso.
IL RISCHIO
DI RICOVERO
Il rapporto analizza il periodo tra il 15 ottobre e il 14 novembre: in questo mese in Italia sono finiti in ospedale 2.638 non vaccinati tra i 40 e gli 80 anni (su un totale di 4 milioni di persone appartenenti a questa fascia), mentre i vaccinati della stessa età ricoverati sono stati meno della metà – 1.093 – su un totale di 19,3 milioni, quelli da più di 5 mesi 848 su un totale di 7,1 milioni. La differenza enorme tra chi è vaccinato e chi no si registra quindi sia nei numeri assoluti, che nelle proporzioni.
Differenze ancora più evidenti si vedono per le terapie intensive, dove la fascia tra 40 e 80 anni dei non vaccinati ha contato ben 483 ricoveri in rianimazione, 116 tra i vaccinati da meno di 5 mesi e 85 tra quelli vaccinati da più di 5 mesi. Tutto questo fa dire all’Iss che un non vaccinato ha un rischio superiore di 10 volte di finire in ospedale rispetto a un vaccinato da meno di 5 mesi, 16 volte maggiore di finire in terapia intensiva e 9 volte maggiore di morire. Con il salire della curva epidemiologica della quarta ondata, quindi, sale anche la differenza di rischio tra i non vaccinati e i vaccinati.
LA POSSIBILITA
DI CONTAGIARSI
La differenza è anche nella possibilità di contagiarsi: secondo i dati dell’Iss, infatti, nel mese in questione è risultato positivo un non vaccinato ogni 98, un vaccinato da meno di 5 mesi ogni 382 e un vaccinato da oltre 5 mesi ogni 259, nonostante il comprovato calo di copertura anticorpale che ha spinto il Governo ad accelerare sulla somministrazione della terza dose.
L’IMPATTO
DELLA TERZA DOSE
Il rapporto dell’Iss, oltre a dimostrare ancora una volta la necessità di vaccinarsi, mostra anche perché si sta correndo nella somministrazione della terza dose. Soprattutto per gli anziani. Dal 15 ottobre al 14 novembre, infatti, sono stati 1.436 gli ultraottantenni vaccinati da oltre cinque mesi finiti in ospedale e 388 quelli deceduti, sul totale di poco meno di 3 milioni di persone appartenenti a questa categoria. Tra quelli della stessa età che hanno ricevuto la terza dose del vaccino, invece, i ricoveri sono stati solo 35, i deceduti solo 10, su un totale di 902mila persone. Ancora più eclatante il dato sulle terapie intensive: ci è finito un solo ultraottantenne con terza dose in tutta Italia. (l.t.)