A Sanremo c’è un cuore farindolese

9 Febbraio 2019

Domenico Frattarola, ex direttore del Casinò: qui siamo oltre mille

FARINDOLA. Un cuore farindolese batte a Sanremo. Nella città dei fiori e della musica italiana è ampia la colonia di persone originarie di Farindola. «Ci sono i Colangeli, i Dell’Orso, i Cotellucci e i Cirone», racconta Domenico Frattarola, 66 anni e anche lui originario del piccolo paesino del Pescarese. Frattarola per ben 37 anni ha lavorato nel famoso Casinò di Sanremo, è sposato con Graziella e ha due figli: Emanuele e Daniele. «Ho lavorato nel Casinò come ispettore prima e negli ultimi sei anni ho fatto il direttore dei controllori», spiega Frattarola che da qualche tempo si gode la pensione a Sanremo. Nella settimana in cui tutta l’Italia guarda il Festival della musica italiana, non tutti sanno che tanti conterranei abruzzesi, e farindolesi in particolare, hanno avuto successo nella città ligure. Si aggira attorno a mille la colonia di persone trapiantate a Sanremo e originarie di Farindola. Ci sono anche tante famiglie originarie di Castiglione Messer Raimondo a Sanremo, i Mensile, i Modesti, e anche loro si sono trasferite per fare i floricoltori. I primi nuclei arrivati in Liguria risalgono agli anni Venti e Trenta: per lo più, lavoravano nella costruzione della linea ferroviaria e delle gallerie. Poi sono stati assorbiti dall’industria del turismo, come cuochi e camerieri. E infine, si sono trasformati da contadini in floricoltori, imparando anche a zappare in salita nei terrazzamenti della riviera ligure, a costruire serre e impianti d’irrigazione, a coltivare rose o garofani invece dei pomodori. E il business dei fiori sanremesi ha tinte forti abruzzesi.
«Nei primi anni del dopoguerra», racconta Frattarola, «tanti farindolesi decisero di trasferirsi al nord in cerca di fortuna. Tanti contadini colsero l’opportunità di intraprendere l’attività di coltivatori di fiori a Sanremo. Un’attività che ben fruttò a tantissimi compaesani farindolesi. Era un lavoro redditizio e c’era un grande commercio. Oggi in tanti sono riusciti a farsi delle vere e proprie ville qui, e soprattutto a dare un futuro migliore ai propri figli», sottolinea Frattarola. Dall’accento non è rimasto granché di abruzzese, ma in cuor suo il signor Domenico non ha mai dimenticato la sua amata terra.
«Quando possiamo torniamo sempre per salutare i nostri parenti. Siamo tornati a Farindola anche nel 2017, per salutare i nostri parenti dopo la terribile tragedia di Rigopiano», ricorda l’ex direttore del Casinó sanremese. La sua storia rispetto a quella di tante altre famiglie che da Farindola hanno trovato fortuna a Sanremo è un po’ diversa. «La maggior parte delle famiglie che si sono trasferite da Farindola, e dall’Abruzzo in genere, a Sanremo hanno fatto fortuna con il commercio di fiori. Per la mia famiglia è stato invece un po’ diverso. Nel 1949 mio padre si spostò a Sanremo, ma a differenza di tanti abruzzesi fece il sarto. Dal 61’ entro al Casinò come sarto e poi divenne cameriere di sala. Ho conosciuto tanti figli di floricoltori che poi sono venuti a lavorare nel Casinò».
Nella città dei tulipani e dei fiori, del Festival della Musica Italiana, batte il cuore forte e gentile di tanti conterranei abruzzesi.
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