«Abbassate i manganelli, ora siamo tutti poveri»: così la ragazza affronta il cordone delle forze dell’ordine

Protesta contro il caro vita. Il faccia a faccia si è verificato venerdì scorso a Pescara, all’esterno del parco dell’ex caserma Di Cocco. «Fateci passare». Il dialogo diventa virale, oltre 200mila visualizzazioni: «A 26 anni non posso fare la spesa»
PESCARA. «Toglietevi i caschi, i manganelli e gli scudi. Non vi faremo niente. Vi stiamo chiedendo solo di unirvi a noi come atto di resistenza per questo Paese». Davanti a lei ci sono gli agenti in assetto antisommossa, schierati per impedire a un gruppo di manifestanti di proseguire oltre il percorso previsto per il corteo. Alle sue spalle, decine di giovani che applaudono mentre la ragazza, a 26 anni, si rivolge alle forze dell’ordine, chiedendo loro di schierarsi dalla parte dei manifestanti. Il faccia a faccia si è verificato venerdì scorso a Pescara, all’esterno del parco dell’ex caserma Di Cocco, nel momento in cui la tensione stava rientrando dopo il tentativo di un gruppo di manifestanti di proseguire oltre il punto in cui il corteo avrebbe dovuto concludersi.
L’APPELLO AGLI AGENTI
Il discorso sulle condizioni dei giovani e l’appello alle forze dell’ordine, pronunciato davanti al vicario del questore Antonio Tafaro, al dirigente della Digos Dante Cosentino e al comandante della polizia locale Danilo Palestini, ha raggiunto in poche ore circa 200mila visualizzazioni. A riprendere la scena è stata Silvia Scaglione, una giovane di Roma arrivata a Pescara per unirsi ad alcuni amici che partecipavano alla manifestazione: durante i momenti di tensione ha visto la giovane prendere la parola in maniera pacifica davanti alle forze dell’ordine e ha deciso così di filmarla. Scaglione non ne conosce nome e cognome, ma il video, pubblicato sul suo profilo Facebook, ha raccolto in poche ore circa 7.600 mi piace e oltre mille condivisioni.
LA RABBIA DEI VENTENNI
«La nostra rabbia ha una motivazione ed è giustificata dal momento in cui io, a 26 anni, non posso permettermi di fare la spesa perché non ho soldi e non riesco a trovare lavoro», esordisce la manifestante alla fine dello sciopero generale organizzato da Usb (Unione sindacale di base), che ha coinvolto oltre mille persone. «E questo nonostante tutti gli sforzi che hanno fatto i miei genitori e il fatto che io venga da una situazione iper-privilegiata. Immaginate, invece, chi si trova in situazioni difficili da quando è nato. Se non venite con noi, allora come facciamo? Siete davvero l’ultimo tassello del puzzle che può consentirci di raggiungere un risultato efficace».
«TOGLIETEVI I CASCHI»
Poi l’invito ad abbassare le difese e a cercare un punto di incontro. «Noi vogliamo la libertà e, soprattutto, che le cose funzionino. Siamo qui a parlarne con calma perché vogliamo che voi vi avviciniate a noi: ne abbiamo bisogno». La ragazza torna anche sul lancio di oggetti avvenuto poco prima, quando un uomo aveva scagliato una bottiglia contro gli agenti. «La persona che prima ha lanciato delle cose l’abbiamo allontanata, perché non vogliamo violenza. E questo passa anche da voi, perché siete quelli che hanno il potere. Toglietevi i caschi, i manganelli, gli scudi. Non vi faremo niente».
«FATE LA RIVOLUZIONE CON NOI»
Intorno a lei, intanto, i giovani presenti applaudono, mentre la 26enne prosegue il suo appello. «Voi, che l’avete vissuta, lo sapete: non siamo più in democrazia. Sappiamo di essere giovani e che la vostra esperienza di vita conta di più, perché avete vissuto più cose di noi. Però c’è davvero bisogno che collaboriate con noi, perché siamo delle povere persone civili e voi, quando vi togliete il casco, siete esattamente come noi. Abbiamo veramente bisogno della vostra collaborazione per poter fare la rivoluzione. Non è necessario spaccare tutto». Parole pronunciate in uno dei momenti di maggiore tensione della manifestazione, che fino a quel punto aveva attraversato in modo pacifico le strade della città.

