«Abbonamenti bus, zero rimborsi»

La denuncia del Pd regionale: una beffa per migliaia di pendolari abruzzesi
PESCARA. Niente rimborsi o compensazioni per gli abruzzesi che hanno un abbonamento annuale al trasporto pubblico locale di cui non hanno usufruito nel periodo del lockdown. A denunciarlo è il vicecapogruppo del Pd in consiglio regionale, Dino Pepe, che parla di pendolari «traditi e abbandonati». Della questione si erano già interessati i consiglieri Sandro Mariani (Abruzzo in Comune) e Marianna Scoccia (Dc-Udc) con un emendamento alla legge Cura Abruzzo 2 poi bocciato. Il tema riguarda migliaia di famiglie: circa 215mila, in Abruzzo, i pendolari per motivi di studio o di lavoro, 55mila dei quali utilizzano il trasporto pubblico. «Il trasporto pubblico locale», osserva Pepe, «è una funzione completamente delegata alle Regioni. Non capiamo perché la Giunta regionale non provveda con uno strumento specifico normativo alla compensazione o al rimborso di questi titoli. Ad oggi non abbiamo avuto nessuna risposta da parte della Giunta. Non possiamo abbandonare e tradire i pendolari abruzzesi, siano essi lavoratori o studenti. Hanno bisogno di essere rimborsati o compensati». Il nostro emendamento, ricorda Mariani, «si rifaceva all'articolo del decreto legge Rilancio, con cui è stato stabilito che le Regioni devono provvedere ad una compensazione. Avevamo ipotizzato l'introduzione di voucher o titoli di viaggio, così da non prevedere nessuno stanziamento immediato da parte della Tua, che avrebbe potuto creare problemi».
L'emendamento, però, è stato bocciato e il sottosegretario alla presidenza della Giunta con delega ai Trasporti, Umberto D'Annuntiis, afferma ancora Mariani, «ha spiegato che la questione è in corso di analisi e si attendono delle risorse. Non sono una priorità i pendolari e le famiglie già in difficoltà?», si chiede il consigliere. «Non capiamo questo atteggiamento. È qualcosa che dovranno fare per forza perché lo prevede il decreto Rilancio. Stanno solo rinviando la partita e facendo soffrire inutilmente migliaia di famiglie e non capiamo perché», conclude Sandro Mariani. (l.d.)

