Abruzzo, 50mila no all’autonomia

Il 13 giugno all’Aquila manifestazione contro la riforma costituzionale leghista
L'AQUILA . Una petizione, con oltre 50mila firme raccolte, per presentare la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare contro l’Autonomia regionale differenziata voluta dalla Lega. L'iniziativa è del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale Abruzzo, che il prossimo 13 giugno terrà una manifestazione di protesta davanti alla sede del Consiglio regionale, all'Aquila. Un'iniziativa per chiedere ai sindaci e ai consiglieri regionali «di assumere una posizione di netta contrarietà al disegno di legge Calderoli sull'autonomia differenziata, già approvato dal Governo nazionale», e per chiedere «di approvare nei consigli comunali e in quello Regionale degli ordini del giorno in merito». C’è la certezza, visto il successo della petizione, che della discussione sull’Autonomia differenziata venga investito il Parlamento: l'esatto contrario di ciò che prevede il disegno di legge Calderoli, che privilegia l’intesa tra lo Stato e le singole regioni. Il Movimento contro l’Autonomia differenziata, che ieri ha tenuto una conferenza stampa all'Aquila prima di consegnare a Roma la raccolta di firme, continua a crescere. Tanti i rappresentanti di Cgil, Uil, Anpi, Arci, Demos, Legambiente, Ali, No- Triv e Associazione Antonio Gramsci - Abruzzo, che hanno aderito al Coordinamento.
Per Carmine Ranieri, segretario regionale Cgil Abruzzo-Molise, «il disegno andrebbe a penalizzare il Sud, soprattutto in servizi essenziali come sanità e trasporti». Per la vice presidente nazionale dell'Anpi, l'aquilana Betty Leone, «contro questo progetto si sono mosse molte forze sociali e politiche che in esso vedono un attacco ai principi costituzionali di unitarietà della Repubblica, di eguaglianza e di solidarietà». Contro l'Autonomia regionale differenziata si è espresso anche il docente Carlo Di Marco, di Democrazia Costituzionale: «L’approvazione del progetto porterebbe ad un peggioramento dei servizi pubblici nella nostra regione, istruzione, sanità, trasporti pubblici, servizi sociali», dice. Per il Comitato, che scenderà in piazza davanti all'Emiciclo «ci sarebbe bisogno, al contrario, di un piano di forte potenziamento dei servizi essenziali nelle realtà dove sono più carenti, a partire dalle aree interne. Abbiamo proposto un progetto di legge costituzionale di iniziativa popolare per la modifica degli articoli 116 e 117 della Costituzione al fine di ostacolare alla radice il progetto Calderoli». La mobilitazione si concluderà con una protesta nazionale a Roma, il 30 settembre prossimo. (m.p.)

