Abruzzo, al via il piano Ecco offerte e tempi

17 Marzo 2017

Arriva la protezione per la meningite e per le polmoniti degli over 65 Ma non tutti sono d’accordo. E anche la politica si divide sulla campagna

PESCARA. Parte anche in Abruzzo il piano del ministero per le nuove vaccinazioni, con profilassi gratuite in base agli scaglioni d’età o ai gruppi a rischio. Una campagna che non sarà senza problemi o contrasti. Perché i vaccini dividono ormai l’opinione pubblica e dividono la politica. Da Beppe Grillo a Matteo Renzi, nessuno rinuncia a dire la sua, con posizioni che si riproducono in Parlamento e all’interno dei consigli regionali che poi sono chiamati a legiferare. Nei giorni scorsi il governatore della Puglia Michele Emiliano (in corsa per le primarie Pd) ha dovuto smentire un’affermazione in base alla quale sarebbe contrario ai vaccini. «È una tipica balla renziana», ha sbottato, aggiungendo però che «se la legge italiana consente alle mamme di non vaccinare i bambini, nessuno può vietare il loro ingresso a scuola». A meno che non siano mamme residenti in Toscana o Emilia Romagna. Perché in Toscana la giunta regionale ha varato un disegno di legge che prevede l’obbligo delle vaccinazioni (obbligatorie e raccomandate) per l’iscrizione ai nidi d'infanzia e alle scuole materne. In Emilia Romagna è legge dallo scorso anno l’obbligo della vaccinazione per la frequenza degli asili nido. Ma solo il Pd (che è maggioranza) ha votato a favore. Segno che la divisione è difficilmente superabile. Nei giorni scorsi in Conferenza Stato-Regioni si è aperta una discussione su una legge nazionale che ricalchi quella delle due Regioni. Ma rischia di restare sulla carta. Mentre in Abruzzo una legge del genere non è neanche in agenda.

Intanto il piano parte e starà alle famiglie decidere cosa fare. Nel corso del 2017 viene introdotta la vaccinazione anti-meningococcica B ai nuovi nati della coorte 2017 (vedi l’approfondimento nel servizio di lato) e la vaccinazione anti-meningococcica tetravalente ACWY (una dose) nell’adolescente. Prevista anche la vaccinazione anti-pneumococcica nei soggetti di 65 anni di età; la vaccinazione anti-varicella ai nuovi nati a partire dal 2016; la vaccinazione anti-HPV (papillomavirus) per i maschi undicenni con inizio della chiamata per i nati nel 2006.

Entro il 2018 sarà completata la vaccinazione anti-HPV a favore dei maschi undicenni per i nati nel 2007, e sarà completata a recupero quella dei nati nel 2006 qualora non raggiunti nel corso del 2017. Sarà quindi introdotta la vaccinazione anti-rotavirus a tutti i nuovi nati a partire dal 2018; e la quinta dose di vaccino anti-poliomielite nell’adolescente. Infine via libera alla vaccinazione anti-Herpes Zoster nei soggetti di 65 anni di età.

Per le coperture vaccinali il ministero ha previsto un aumento graduale degli obiettivi per anno (vedi tabella). Ed entro il 30 giugno metterà in campo uno strumento di monitoraggio che consentirà di identificare le problematiche per ciascuna vaccinazione, per ciascuna popolazione target e in ogni Regione. E veniamo agli obblighi. I genitori, secondo il ministero, hanno l’obbligo di garantire la migliore protezione nei confronti di malattie per la cui prevenzione sono disponibili vaccini efficaci e sicuri, attenendosi al calendario vaccinale nazionale. Allo stesso tempo, i genitori devono rispettare le leggi che prevedono le vaccinazioni obbligatorie. I medici hanno l’obbligo di attenersi al codice deontologico e, per quelli dipendenti dalla pubbliche amministrazioni, di promuovere attivamente le vaccinazioni inserite nel calendario vaccinale nazionale. Infine i direttori delle scuole e i capi degli istituti di istruzione pubblica o privata sono tenuti ad accertare se siano state praticate agli alunni le vaccinazioni e le rivaccinazioni obbligatorie.

Nel caso di mancata presentazione della certificazione il direttore della scuola o il capo dell’istituto comunica il fatto alla Asl di appartenenza dell’alunno ed al ministero della sanità. La mancata certificazione non comporta il rifiuto di ammissione dell’alunno alla scuola dell’obbligo o agli esami.

Saranno invece le Asl a mettere in atto gli interventi di recupero e ad attivare un contatto informativo con la famiglia dell’alunno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA